24 febbraio 2026 - Aggiornato alle 20:19
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Scandalo Epstein

A Westminster un "processo" al principe Andrea: via libera alla pubblicazione dei file sulla nomina del 2001

Attacchi in aula in parlamento che mettono a rischio la monarchia e indeboliscono il governo Starmer mentre le indagini sui legami con il faccendiere pedofilo proseguono

24 Febbraio 2026, 19:47

Andrea ex principe d'Inghilterra

Andrea ex principe d'Inghilterra

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Un “processo” non in un tribunale ma nel Parlamento britannico è quello che hanno di fatto condotto i deputati di Westminster nei confronti dell’ex principe Andrea, al centro di un terremoto giudiziario nel Regno Unito per i legami con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Il risultato concreto è stato l’approvazione all’unanimità, senza un voto formale, di una mozione presentata dai Libdem in cui si chiedeva di rendere pubblici i documenti relativi alla contestata nomina del reprobo di casa Windsor come inviato commerciale di Londra, avvenuta nel 2001 sotto la premiership di Tony Blair. Ma soprattutto alla Camera dei Comuni si è assistito a un attacco senza precedenti contro un reale, per di più il fratello di re Carlo e «figlio prediletto» della compianta Elisabetta II, ed è stata messa in discussione la mancanza di un vero controllo sulla monarchia, alla luce della vergognosa vicenda di Andrew Mountbatten-Windsor, sotto indagine di polizia, con l’arresto della scorsa settimana seguito dal rilascio, per aver passato informazioni confidenziali a Epstein proprio quando era al servizio dello Stato come testimonial commerciale.

Un uomo «maleducato, arrogante e convinto che tutto gli sia dovuto», mosso da una costante «ossessione per l’arricchimento e l'auto-celebrazione» nonché incapace di distinguere tra l'interesse pubblico e quello privato. Così lo ha bollato il viceministro del Commercio Chris Bryant, a nome del governo laburista di Keir Starmer, annunciando il sostegno al documento presentato dal partito d’opposizione con l’impegno a pubblicare i file sulla nomina dell’ex principe caduto in disgrazia il prima possibile, nel rispetto dei tempi e dei vincoli stabiliti dalla legge. Non solo, ha confermato che l’esecutivo lavora di buona lena sul provvedimento ad hoc per rimuovere Andrea dalla linea di successione al trono.

La compagine di Starmer ha dovuto così alzare i toni contro l' ex duca di York nel tentativo di allontanare le accuse per la vicenda di Peter Mandelson, che fa tremare il premier. Il caso dell’ex eminenza grigia del New Labour, arrestato e rilasciato da Scotland Yard su cauzione per lo stesso reato contestato all’ex principe - la cattiva condotta in un ufficio pubblico per le informazioni passate al faccendiere americano, nel suo caso quando era ministro - ha dominato le prime pagine. Da più parti si sottolinea come le due vicende segnino indelebilmente la caduta finale del blairismo ma con conseguenze soprattutto su Starmer che ha tentato di riportarlo in auge, in primo luogo scegliendo Mandelson come consigliere e ambasciatore negli Usa, per poi ritrovarsi a silurarlo e pagare le conseguenze di quella nomina incauta, anch’essa sottoposta allo scrutinio del Parlamento.

Una bufera ormai difficilmente controllabile per il governo, sempre più in crisi di consensi, mentre la monarchia è nel pieno di un allarmante calo di popolarità. Se Bryant infatti ha scatenato l’ira dei deputati pronti a raccontare aneddoti negativi sul conto di Andrea, seguito perfino dall’opposizione conservatrice, c'è chi è andato oltre, nonostante la prassi in base alla quale ai Comuni non si discute della casa reale - salvo circostanze eccezionali - per evitare pubblici conflitti fra istituzioni. «La famiglia reale è protetta dai controlli in troppi modi», ha tuonato Sian Berry, deputata dei Verdi, partito alla sinistra del Labour e in rapida ascesa nei sondaggi, guidato fra l’altro dal repubblicano Zack Polansky.

La stabilità della monarchia appare quindi sempre più a rischio, fra critiche di esponenti politici che percepiscono il malcontento popolare per lo scandalo di Andrea e voci su prospettive future di abdicazione da parte di Carlo III, con l'incognita che questa soluzione estrema comunque non risollevi le sorti dell’istituzione. Mentre il cosiddetto governo di Sua Maestà naviga a vista per il caso Mandelson: uno Starmer molto indebolito già giovedì deve affrontare l’elezione suppletiva in un collegio della zona di Manchester dove rischia di perdere nonostante sia una roccaforte laburista. Intanto l’azione della polizia britannica, dopo gli arresti di Andrea e dell’ex eminenza grigia, è stata elogiata dalla famiglia di Virginia Giuffre: una delle vittime del giro di giovani donne sfruttate da Epstein, nonché grande accusatrice dell’ex duca, morta suicida l’anno scorso in Australia a 41 anni. «Londra fa sul serio a differenza di Washington», ha dichiarato la cognata di Virginia, Amanda Roberts, puntando il dito sulla «persistente inazione» delle autorità Usa.