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Accordi

La telefonata di Trump a Zelensky riapre la pista negoziale: Ginevra verso un trilaterale con Mosca

Telefonata tra Trump e Zelensky riapre uno spiraglio negoziale verso Ginevra e forse un trilaterale; sanzioni e garanzie mentre Orban frena il prestito

25 Febbraio 2026, 20:41

La telefonata di Trump a Zelensky riapre la pista negoziale: Ginevra verso un trilaterale con Mosca

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Il silenzio, nel giorno del quarto anniversario della guerra, non era passato inosservato. Ma 24 ore dopo anche Donald Trump ha fatto un passo sull'Ucraina, con un nuovo colloquio telefonico con Volodymyr Zelensky, rivelato da Axios. Lo scambio avviene alla vigilia del bilaterale tra Ucraina e Usa previsto a Ginevra. Nella città svizzera ci saranno i dioscuri di Trump sulle crisi internazionali, Steve Witkoff e Jared Kushner, e il capo negoziatore di Kiev, Rustem Umerov. Potrebbe essere il preambolo ad un nuovo trilaterale previsto, sempre a Ginevra, con la controparte russa. Gli ultimi due round hanno dipinto un sostanziale stallo. Ma la telefonata di Trump potrebbe indicare un possibile scatto in avanti nel percorso negoziale.

Il tono e l’esito della telefonata tra il presidente americano e Zelensky non sono emersi con chiarezza. Per Kiev resta pressoché intatto il nodo dei territori. L'Ucraina, nella sua posizione negoziale, finora ha sempre detto no alla cessione del Donbass e di Zaporizhzhia, chiesta da Mosca con il beneplacito di Washington. Sul tema la Ue di fatto non si esprime. «Sul capitolo dei territori nei negoziati la decisione spetta solo a Zelensky», è il refrain che si ripete a Bruxelles. Sul resto la Ue invece è pronta a intervenire in una seconda fase dei negoziati. L'adesione di Kiev nell’Unione, le sanzioni europee a Mosca, le garanzie di sicurezza, sono punti sui quali l'Europa vuole dire la sua. E, a Bruxelles, si facendo spazio l'idea che, prima o poi, con Mosca si dovrà parlare. «Ad un certo punto dovremo organizzarci», ha spiegato una fonte qualificata vicino al dossier lasciando aperta la questione di un possibile inviato Ue.

Il nuovo round negoziale tra Usa, Ucraina e Russia, non è stato ancora confermato. Nel frattempo, nella riunione convocata per il quarto anniversario della guerra, la Coalizione dei Volenterosi ha ribadito la piena disponibilità ad offrire "solide garanzie" a Kiev. «C'è un impegno forte», hanno spiegato fonti che hanno partecipato alla riunione osservando come la Coalizione stia cementando quasi un nuovo formato, fatto da Europa, Canada, Giappone, Nuova Zelanda e Australia. Un formato nel quale gli Usa sono imprescindibili ma, allo stesso tempo, neanche una parte così integrante.

Alla riunione Ursula von der Leyen e Antonio Costa hanno partecipato da Kiev, dopo un trilaterale con Zelensky focalizzato soprattutto sui temi dell’energia e delle riforme per l’adesione. Con un convitato di pietra al tavolo: Viktor Orban. Lo stop dell'Ungheria al prestito da 90 miliardi, oltre a violare una decisione presa a dicembre dal summit dei 27, è destinato ad essere uno dei dossier più caldi delle prossime settimane. I vertici Ue da un lato agevoleranno le forniture di petrolio alternativo per Budapest finché l’oleodotto Druzhba sarà fuori uso, dall’altro tireranno dritto sul prestito a Kiev. L'obiettivo è concretizzare l’esborso entro il summit Ue di marzo, e comunque senza aspettare il voto in Ungheria del 12 aprile. Un voto cruciale per Orban, ma per l’Europa tutta, in vista del quale il premier magiaro ha accentuato esponenzialmente gli attacchi a Bruxelles e le accuse a Kiev. Con risultati apparentemente fallimentari: secondo l’istituto demoscopico Median, considerato tra i più affidabili, l'opposizione guidata da Peter Magyar starebbe al 55%, ben venti punti sopra Fidesz.