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CAPORALATO

Rider sfruttati e salari sotto i minimi: l’inchiesta milanese che dopo Glovo investe Deliveroo

Disposta la misura urgente per la filiale italiana, mentre l’indagine si estende ai rapporti contrattuali con grandi catene della ristorazione e della distribuzione

26 Febbraio 2026, 00:36

Rider sfruttati e salari sotto i minimi: l’inchiesta milanese che dopo Glovo investe Deliveroo

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Era già emerso poco più di due settimane fa, quando nel mirino era finita Foodinho-Glovo, che le nuove indagini della Procura di Milano sullo sfruttamento dei rider si sarebbero allargate, in continuità con i filoni d’inchiesta da anni coordinati dal pm Paolo Storari e dedicati ai settori della logistica, dei trasporti, della vigilanza privata e della moda.

Così, questa mattina, in via d’urgenza, il pubblico ministero ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo Italy, filiale di un altro grande player delle consegne a domicilio, contestando l’ipotesi di caporalato.

Secondo l’imputazione a carico dell’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi (risulta iscritta anche la srl), ai rider — tremila nella provincia di Milano e circa ventimila in tutta Italia — sarebbero state riconosciute retribuzioni “in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva”.

Compensi che, per l’accusa, violano anche la Costituzione, poiché non sono in grado di garantire un’“esistenza libera e dignitosa”.

Un quadro di illegalità, frutto di una “politica di impresa”, che deve “cessare al più presto”. Da qui la nomina, da parte dell’ufficio requirente diretto da Marcello Viola, dell’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per Deliveroo Italy, con il mandato di “procedere alla regolarizzazione dei lavoratori”.

La società, in una nota, fa sapere di stare “esaminando la documentazione ricevuta dalle Autorità” e di collaborare con gli inquirenti.

Sull’onda dell’iniziativa giudiziaria interviene il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “L’intervento della procura di Milano conferma un sistema di caporalato che denunciamo da anni, sia in tribunale che con inchieste sul territorio”. E aggiunge: “Va garantito a queste lavoratrici e a questi lavoratori un salario dignitoso e un orario pieno”. Per il leader sindacale, il lavoro su piattaforma “non può essere più una zona grigia”.

Nel frattempo l’inchiesta si amplia ulteriormente. Il pm ha inviato i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro nelle sedi di sette società: McDonald’s Italia, Burger King Restaurants Italia, Esselunga, Carrefour, Crai Secom, Poke House e KFC (Original Bucket). Al momento non risultano indagate, ma sono “in rapporti contrattuali” con Deliveroo e “si avvalgono dei medesimi rider per effettuare le consegne”.

Gli investigatori hanno richiesto e acquisito documenti sui “modelli di organizzazione” e sui “sistemi di controllo interni” per verificarne l’idoneità “ad impedire la commissione” di condotte di sfruttamento.

Dalle 60 pagine del provvedimento emergono le testimonianze dei fattorini, in larga parte sovrapponibili a quelle che, insieme ad altre analisi, hanno portato al controllo giudiziario su Foodinho-Glovo (40 mila rider), validato dal gip Roberto Crepaldi il 19 febbraio. Anche nel caso Deliveroo, come ha sintetizzato a verbale un lavoratore, “fa tutto l’algoritmo dell’applicazione”. L’accesso “avviene mediante log-in alla piattaforma” e, una volta collegati, i rider “ricevono gli ordini” via app: un caporalato “digitale”.

I guadagni, stando agli atti, variano: alcuni riescono ad arrivare a “circa 1.100 euro al mese”, percorrendo “150 km al giorno” per una decina di consegne retribuite 3 o 4 euro ciascuna; altri non superano “500-600 euro” e non possono “permettersi” di rifiutare le corse, dovendo, come racconta uno di loro, “mantenere moglie e figli in Afghanistan”.

Emblematico il racconto di un altro addetto: “Inizio il servizio, loggandomi all’app, alle ore 11 del mattino e finisco alle ore 22. Lavoro 7 giorni su 7 per circa 11 ore al giorno (...) la mia paga non è sufficiente (...) Per tale motivo svolgo un secondo lavoro come facchino in un hotel per 5 giorni a settimana dalle ore 23 sino alle 7. Purtroppo devo inviare circa 600 euro alla mia numerosa famiglia che vive in Nigeria”.