il caso
Otto indagati a Bolzano per la morte di due neonati prematuri uccisi da un batterio nel beccuccio del biberon
Svolta nell'inchiesta della Procura ha iscritto sul registro degli indagati otto operatori dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige con l'ipotesi di reato di omicidio colposo
Il beccuccio di un dispenser di sapone. Un oggetto all’apparenza innocuo, legato a un gesto quotidiano ripetuto innumerevoli volte in un reparto, come il lavaggio di tettarelle e biberon. Eppure, proprio in quel punto esatto si sarebbe annidata una minaccia letale e invisibile. A distanza di mesi dai drammatici eventi dell'agosto 2025, la vicenda che ha sconvolto la Terapia intensiva neonatale (TIN) dell’Ospedale “San Maurizio” di Bolzano giunge a una svolta giudiziaria cruciale: la Procura ha iscritto nel registro degli indagati otto operatori dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige con l'ipotesi di reato di omicidio colposo.
Tutto si è consumato in una manciata di ore di fine estate. Tra il 12 e il 13 agosto 2025, due piccoli pazienti, venuti alla luce con un anticipo estremo e un peso alla nascita inferiore ai mille grammi, si sono spenti a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Le comunicazioni istituzionali e le ricostruzioni hanno poi confermato la tragica causa del duplice decesso: una severa infezione da Serratia marcescens. Il quadro clinico dei due neonati era già gravato da una marcata vulnerabilità a causa delle bassissime settimane gestazionali e di un sistema immunitario fortemente immaturo, una combinazione che ha reso questo microrganismo ambientale particolarmente aggressivo e pericoloso. Nello stesso periodo, il campanello d'allarme è suonato per altri quattro neonati ricoverati, risultati positivi al batterio ma rimasti fortunatamente in condizioni stabili e asintomatici.
La catena di eventi ha spinto gli investigatori a cercare la fonte del contagio all'interno della TIN, lasciando il reparto sotto shock. La scoperta ha delineato uno scenario inquietante: tracce del batterio sono state rinvenute proprio nei beccucci e nei dispenser del detergente destinato alla pulizia degli alimenti per i più fragili. Le autorità sanitarie sanno bene che una positività in un punto così critico del processo assistenziale rappresenta un indizio pesantissimo, che deve ora essere collegato con ordine e metodo all'intera sequenza di eventi clinici.
La risposta all'emergenza non si è fatta attendere. Il 16 agosto 2025, la Direzione generale dell'Azienda sanitaria, in sinergia con l'Autorità giudiziaria e i Carabinieri del NAS, ha imposto in via precauzionale l'immediata sospensione dell'uso del detergente sospetto in tutte le strutture della provincia. È scattato un serrato protocollo di contenimento: il reparto ha avviato screening a tappeto, ha bloccato le nuove ammissioni e ha proceduto allo spostamento dei pazienti. Entro il 20 agosto 2025, la TIN è diventata operativa in un'area provvisoria dotata di dodici incubatrici, consentendo in questo modo una sanificazione radicale e totale degli ambienti originari.
Oggi, 27 febbraio 2026, l'inchiesta si allarga e si fa più nitida. La Procura di Bolzano ha iscritto nel registro degli indagati otto professionisti che a vario titolo operavano nella TIN in quei giorni drammatici. Si tratta di un atto dovuto per chiarire le responsabilità e le dinamiche, mentre il quadro accusatorio si arricchisce di nuovi elementi: è stata infatti già depositata una relazione tecnica preliminare sugli accertamenti e sulle possibili vie di contaminazione. Il tassello fondamentale dell'indagine resta la positività rilevata lo scorso agosto nei dispenser di detergente. La prossima settimana si attende un ulteriore passaggio chiave per l'inchiesta: il conferimento dell'incarico al medico legale per eseguire l'autopsia sui corpicini dei due neonati. Sarà questo esame a dover fare luce in modo definitivo sulle responsabilità di una tragedia che ha lasciato un segno indelebile in tutto l'Alto Adige.