stati uniti
Bill Clinton (a sorpresa) "scagiona" Trump sugli Epstein Files: «Mai avuto sentore dei crimini»
L'ex presidente ha affrontato una delle giornate più scomode e complesse della sua lunga carriera pubblica: si è seduto per una deposizione a porte chiuse davanti la Commissione di vigilanza della Camera degli Stati Uniti
In una stanza spoglia nel freddo dell'Upper Westchester, a pochi chilometri dalla sua residenza di Chappaqua, Bill Clinton ha affrontato una delle giornate più scomode e complesse della sua lunga carriera pubblica. Il 27 febbraio 2026, l'ex presidente degli Stati Uniti si è seduto davanti alle telecamere per una deposizione a porte chiuse indetta dalla Commissione di vigilanza della Camera degli Stati Uniti. Al centro dell'interrogatorio, l'ombra lunga e inquietante del reticolo di abusi legato al defunto finanziere Jeffrey Epstein.
La linea difensiva di Clinton è stata ferma e decisa. "Non avevo idea dei crimini di Epstein, non ho fatto nulla di sbagliato", ha ribadito l'ex leader democratico, aggiungendo che, se avesse avuto anche solo il minimo sentore di quanto accadeva, lo avrebbe denunciato lui stesso. Nel corso della testimonianza, Clinton ha fornito coordinate temporali precise per distanziarsi dallo scandalo: ha dichiarato di aver interrotto ogni contatto con Epstein intorno al 2005, ben tre anni prima del controverso accordo giudiziario ottenuto dal finanziere in Florida nel 2008. Ha inoltre smentito categoricamente di aver mai messo piede sulla famigerata isola privata di Epstein.
Tuttavia, il passaggio politicamente più dirompente dell'audizione non ha riguardato il passato di Clinton, ma quello di un altro ex inquilino della Casa Bianca: Donald Trump. Sollecitato sul possibile coinvolgimento del tycoon nel caso, Clinton ha tagliato corto: Trump "non mi ha mai detto nulla che mi facesse pensare fosse coinvolto". Questa affermazione, resa nota direttamente dal presidente della Commissione, il repubblicano James Comer, è stata accompagnata da una chiosa sibillina da parte di Clinton: "Decida la Commissione se e come interrogarlo".
Queste parole, pur misurate, pesano come macigni sullo scacchiere politico americano. Da un lato, Clinton certifica che nei suoi rapporti personali con Trump non sono mai emersi indizi o conversazioni riconducibili al "sistema Epstein". Dall'altro, scarica l'onere della prova e la pressione mediatica sulle spalle della maggioranza repubblicana e di James Comer. Saranno loro, in un anno di campagna elettorale permanente, a dover decidere se muoversi in un perimetro legale così sensibile e convocare Trump come testimone per chiarire le sue passate frequentazioni.
L'offensiva democratica, del resto, era già partita il giorno precedente. Il 26 febbraio 2026, nella medesima cornice riservata di Chappaqua, era stata Hillary Clinton a sottoporsi a ore di domande. L'ex Segretaria di Stato ha rivendicato una totale estraneità ai fatti, definendo "inorridente" la scoperta dei crimini di Epstein e assicurando: "Non l'ho mai incontrato, non ho mai volato sul suo aereo, non ho mai visitato le sue proprietà". Al termine dell'audizione, Hillary ha sferrato il suo attacco politico, chiedendo esplicitamente che la Commissione interroghi Donald Trump sotto giuramento. Una mossa tattica per ribaltare l'asse dell'inchiesta e pretendere che il lavoro parlamentare si applichi a tutti i nomi di peso emersi nelle carte.
Il calendario di queste audizioni è stato il frutto di un estenuante braccio di ferro politico. L'intesa per le deposizioni videoregistrate è stata ufficializzata solo il 3 febbraio 2026. La svolta decisiva si è avuta quando la Commissione a guida repubblicana ha minacciato di avviare le pratiche per il deferimento per oltraggio al Congresso, dopo che i coniugi Clinton avevano disertato una serie di appuntamenti già riprogrammati tra l'ottobre 2025 e il gennaio 2026.
L'indagine della Camera si muove su un mandato larghissimo e ambizioso: fare luce sulla gestione pubblica dei casi Epstein e Ghislaine Maxwell, esplorare le omissioni e le falle nelle indagini federali, e chiarire i misteri attorno alla morte di Epstein in carcere nel 2019. Attraverso subpoena ai patrimoni, acquisizione di documenti non censurati e convocazioni di ex vertici del Dipartimento della Giustizia, la Commissione cerca di mappare la rete di coperture economiche che ha protetto il finanziere. La domanda che continua ad agitare la politica americana resta sempre la stessa: chi sapeva, e quando? E soprattutto, fino a che punto il sistema di potere ha omesso di proteggere le vittime?