Attacco all'Iran
Rischio chiusura dello Stretto di Hormuz è "scenario da incubo"
La previsione degli analisti finanziari che non escludono una nuova impennata dei prezzi del petrolio
Teheran potrebbe reagire all’attacco di Israele e Usa chiudendo lo Stretto di Hormuz, "una misura estrema che il Paese non ha mai adottato e uno scenario da incubo per i mercati globali", commentano gli analisti finanziari. Sui mercati delle materie prime invece è atteso una nuova impennata dei prezzi del petrolio. Durante la guerra dei 12 giorni tra Israele (Usa) e Iran di giugno il petrolio aveva registrato la maggiore impennata in oltre tre anni con il greggio Brent, il riferimento europeo, che ha superato gli 80 dollari al barile a Londra. I guadagni sono rapidamente svaniti una volta che è diventato chiaro che le principali infrastrutture petrolifere regionali non erano state danneggiate. Le preoccupazioni per un eccesso di offerta hanno dominato i mercati globali, chiudendo il 2025 con un calo di circa il 18% a un minimo a 58 dollari per poi riprendere il rally a gennaio e febbraio sui timori di attacchi statunitensi all’Iran. Ieri il Brent quotava 72,98 dollari e la prova dei mercati arriverà lunedì. Secondo un’analisi degli eventi storici condotta da Ziad Daoud, capo economista dei mercati emergenti di Bloomberg Economics, i prezzi tendono ad aumentare di circa il 4% in risposta a una riduzione dell’1% dell’offerta.
«Non so quanto convenga all’Iran indurire la situazione. Più lo fa, più vuol dire che il regime è difficoltà. Non lo hanno fatto l’altra volta, al momento non hanno fatto minacce di questo genere», è anche l'opinione del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, rispondendo a una domanda sul rischio che Teheran blocchi lo Stretto di Hormuz dopo l’attacco di Usa e Israele. «Adesso stiamo vigilando con la missione Atalanta e Aspides quella parte di mare per garantire la libertà di circolazione e il traffico marittimo», ha aggiunto Tajani, spiegando che «al momento non c'è ancora reazione da parte dei proxy dell’Iran, Hezbollah, Siria e Houthi. Vedremo quello che accadrà, ci auguriamo che non ci sia una escalation, però è una situazione critica».