L'attacco
Dubai da mecca del turismo a teatro di guerra: studenti e vip bloccati in città
Dal ministro della Difesa Guido Crosetto alla cantante Big Mama in tanti in queste ore non riescono a rientrare in Italia per l'eco del conflitto Israele-Iran arrivato fino ai Paesi del Golfo
da sinistra Crosetto, Big Mama, Mancini
C'è chi è appena rientrato dalle vacanze ed è ancora incredulo per essere "scampato" a tutto quello che sta accadendo. E c'è chi è rimasto lì, tra spiaggia, boati e le fiamme al Fairmont The Palm, che sarebbe stato colpito dai frammenti di un missile intercettato dal sistema di difesa aerea del posto. Dubai e Abu Dhabi da mecche dorate del nuovo turismo internazionale, con prevalenza di russi, e da nuove terre di conquista dei tanti che cercano lavoro, a teatro di guerra per l'involontario coinvolgimento nell'attacco di Israele e America all'Iran.
La notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2026 può essere considerata quella dell’“allargamento”: si sono infatti registrati colpi o allarmi anche in Kuwait, Bahrain, Qatar. Il risultato, palpabile, è una sensazione di vulnerabilità che ha attraversato Stati abituati a essere “punto di transito”, non “punto d’impatto”.
Gli italiani nel mezzo: i 204 studenti “Ambasciatori del futuro”
In questa mappa di un Golfo improvvisamente “caldo”, la comunità italiana si è trovata improvvisamente a fare i conti con chiusure dello spazio aereo, voli cancellati e ore d’attesa. Fra i più esposti, i 204 studenti italiani – liceali e universitari del progetto «Ambasciatori del futuro», legato a simulazioni diplomatiche in stile ONU e coordinato dall’associazione WSC World Student Connection. Il gruppo, che avrebbe dovuto rientrare in Italia oggi, è stato sistemato in hotel con i tutor nell’attesa di riprotezioni e riaperture parziali. Diverse famiglie, in contatto con i ragazzi, hanno raccontato apprensione ma anche una gestione organizzata dell’emergenza da parte degli accompagnatori.
Le testimonianze arrivate dall’Italia descrivono telefoni che squillano nel cuore della notte, alert a catena, cambi di sistemazione per ragioni di sicurezza, e poi di nuovo tranquillizzazioni quando l’incendio al Fairmont è stato indicato come “sotto controllo”. La maggioranza dei ragazzi sta bene, ed è seguita da vicino; ma il disagio resta, così come l’incertezza sui tempi di rientro legati alla riapertura graduale degli scali.
Anche volti noti bloccati: da Guido Crosetto a Big Mama
Fra i connazionali impossibilitati a muoversi c’è anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in viaggio a Dubai con un volo di linea per motivi familiari: doveva riprendere i suoi cari e rientrare in Italia, ma si è trovato nel mezzo della chiusura degli aeroporti. Il ministro ha descritto ore di tensione in città, con persone che si riparavano nei parcheggi dopo l’allarme, e la necessità di calmare i più piccoli. Ha partecipato in videoconferenza ai lavori di Palazzo Chigi, in attesa di un corridoio aereo utile a ripartire.
Poco più a ovest, a Doha, l’ex ct della Nazionale Roberto Mancini, oggi sulla panchina dell’Al Sadd, ha raccontato di trovarsi in chiesa quando sono arrivati cinque-sei messaggi di allerta sul telefono; poco dopo ha udito le esplosioni e ha invitato i suoi cari a non allarmarsi. Anche in Qatar i voli hanno subito stop e dirottamenti a seguito della chiusura dello spazio aereo, contribuendo a congestionarne la rete.
A Dubai si trova anche la cantante napoletana Big Mama, che di rientro da una vacanze alle Maldive, ha avuto il volo dirottato negli Emirati. "Ciao ragazzi vi chiedo di darci una mano, perché stiamo vivendo un vero incubo. Siamo tantissimi italiani in questa situazione, in questo momento, quindi vi prego di condividere, di ascoltare, di cercare di muovere tutte le forze possibili", dice Big Mama in una stories su Instagram. "Il mio volo - dice - è stato dirottato nel deserto, nei pressi di Dubai. Siamo stati poi portati a Dubai in un hotel e adesso ci pregano di rimanere nell’hotel e di fare attenzione il più possibile. Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa, io sono terrorizzata, siamo tantissime persone in questa situazione. Vi prego, occhi su di noi, massima attenzione su di noi".
«La situazione è molto incerta. Non abbiamo notizie certe: viviamo al momento. In guerra non ci si può sentire mai sicuro però penso che gli Emirati siano un Paese bene organizzato, e in un certo senso anche sicuro», racconta poi all’ANSA il consigliere comunale di Carovigno (Brindisi), Cosimo Santacroce, che si trova da qualche giorno a Dubai.
Ieri era a poche centinaia di metri dalla zona di Palm Jumeirah, dove c'è stato l' incendio causato dai detriti di un drone intercettato. «Abbiamo visto in diretta l'impatto. C'è stato un grande momento di tensione ma anche precedentemente avevamo sentito dei boati e visto nuvole di fumo».
«Non abbiamo avuto contatti con nessuno. Io personalmente - aggiunge - ho contatti solo con parenti e amici e ci siamo sentiti più volte con il sindaco di Carovigno Massimo Lanzillotti». «Vorrei ringraziarlo perché so che si sta interfacciando con la prefettura e con le altre autorità per garantirci un rientro in sicurezza. Il ritorno è previsto per lunedì sera ma - conclude Santacroce - attendiamo di avere conferma sul volo».
A Dubai con lui c'è anche un altro consigliere comunale del Brindisino, Adriano Zaccaria di Ostuni.
Il giorno in cui gli hub del Golfo si sono fermati: voli cancellati, rotte riscritte
Per comprendere l’effetto domino sulle partenze degli italiani, basta guardare il dato-chiave: la sospensione totale delle operazioni a Dubai International (DXB) e Dubai World Central (DWC) nel pomeriggio del 28 febbraio. L’annuncio dell’operatore aeroportuale e le successive note delle compagnie hanno invitato i passeggeri a non recarsi agli scali, a contattare le aerolinee e ad attendere istruzioni. In parallelo, Emirates e altri vettori hanno fermato i voli, mentre si chiudevano o si restringevano gli spazi aerei di UAE, Qatar, Bahrain, Kuwait, con inevitabili cancellazioni, dirottamenti e ritorni alla base. La fotografia è quella di una rete regionale quasi “congelata”, con riflessi immediati su migliaia di passeggeri.
Secondo le prime stime e i dossier del settore, la giornata di sabato 28 febbraio ha lasciato a terra centinaia di voli da e per il Medio Oriente, con congestioni negli scali europei e asiatici che hanno Dubai e Doha come hub principali di connessione. In Italia, i voli in partenza e in arrivo dall’area del Golfo sono stati cancellati o riprogrammati, mentre le compagnie lavorano a riprotezioni con itinerari allungati via Africa orientale o Mediterraneo occidentale, per aggirare i corridoi aerei chiusi.
Le autorità emiratine e la gestione dell’emergenza: difese attive, incendi domati
Le comunicazioni ufficiali degli Emirati hanno insistito su due punti: l’attivazione delle difese aeree a protezione di aree sensibili e l’intercettazione di una “nuova ondata” di minacce, con conseguente caduta di frammenti in più punti del territorio, e incendi di facciata trattati con prontezza dalla Protezione civile locale. La narrativa emiratina tende a respingere l’idea di bersagli civili colpiti direttamente, ricondurre i danni a effetto collaterale di intercettazioni riuscite e sottolineare la rapidità dell’intervento. Resta, in ogni caso, l’evidenza: anche un impatto indiretto basta a cambiare la percezione di sicurezza in una città-abitacolo come Dubai.
La domanda che conta: perché Dubai è stata colpita adesso?
Nel mosaico della rappresaglia iraniana, la scelta di “toccare” Dubai – centro finanziario, turistico e logistico del Golfo – ha un valore soprattutto simbolico e psicologico: dimostrare che l’escalation può raggiungere anche i luoghi ritenuti “neutrali di fatto” perché aperti agli scambi globali e presidiati – in teoria – da ombrelli difensivi sofisticati. È un messaggio alla comunità internazionale e, insieme, una pressione sui governi del Golfo che ospitano o consentono l’uso di infrastrutture strategiche a forze occidentali. In controluce, l’Iran ribadisce la propria capacità di proiezione, anche con droni a lungo raggio, su una cintura di Paesi alleati degli USA.