1 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:19
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tensione nel golfo

Centinaia di navi bloccate a Hormuz, allarme petrolio

Cargo costretti ad evitare lo stretto. Greggio verso 100 dollari

01 Marzo 2026, 20:20

Centinaia  di navi bloccate a Hormuz, allarme petrolio

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L’offensiva contro l’Iran e la risposta di Teheran ai Paesi del Golfo minacciano di innescare uno shock sui mercati e nel commercio mondiale.

I primi effetti sono già visibili: centinaia di petroliere e metaniere in stallo ai margini dello Stretto di Hormuz e le portacontainer dei giganti della logistica, come Maersk, costrette a deviare dal Golfo hanno spinto al rialzo le quotazioni del greggio.

Sul mercato non regolamentato (over the counter) il barile è balzato del 10%, preannunciando forti turbolenze all’apertura notturna delle Borse asiatiche. Il Brent, riferimento internazionale per il petrolio, è passato dai 72,8 dollari della chiusura di venerdì a 80 dollari.

Malgrado le rassicurazioni di Donald Trump, che si è detto “per nulla preoccupato” per l’andamento del barile, gli analisti stimano un rapido avvicinamento alla soglia dei 100 dollari, toccata l’ultima volta all’inizio della guerra in Ucraina. “Prevediamo che i prezzi apriranno vicini ai 100 dollari al barile e forse supereranno tale livello se assisteremo a un’interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz”, afferma Ajay Parmar, direttore per energia e raffinazione di ICIS. Una previsione condivisa dagli esperti di Barclays e da altre grandi banche, che segnalano anche possibili ripercussioni sui prezzi del gas.

Potrebbe incidere poco, dunque, l’incremento della produzione deciso per aprile dagli otto membri dell’Opec+, pari a oltre 200 mila barili al giorno. Il rialzo, superiore alle attese ma marginale rispetto all’output complessivo del cartello, è già ritenuto insufficiente di fronte all’eventualità di un blocco prolungato dello Stretto, controllato dai Pasdaran e attraversato da un quinto della produzione mondiale di petrolio e gas.

A maggior ragione perché ad aumentare l’estrazione sarebbero in particolare Paesi — a cominciare dall’Arabia Saudita — che dipendono in misura elevata dalle rotte marittime per le esportazioni; gli oleodotti alternativi disponibili, inclusi quelli di Riad, non possono convogliare volumi equivalenti di greggio.

Gli effetti del conflitto rischiano di farsi sentire con forza anche sulle piazze occidentali. I listini mediorientali aperti alla domenica, come in Giordania, Egitto e Oman, hanno accusato perdite consistenti, sulla scia di Riad dove l’indice principale ha ceduto il 2%. La decisione di sospendere le contrattazioni lunedì e martedì a Dubai e Abu Dhabi non favorisce il sentiment. In controtendenza Saudi Aramco, salita di oltre il 3% sulle scommesse di un rapido aumento del prezzo del petrolio.

Un andamento simile potrebbe riguardare domani i titoli energetici anche in Asia e in Europa, mentre resta alta la preoccupazione per gli effetti sul commercio globale e per l’onda inflazionistica che un rincaro prolungato dell’energia potrebbe innescare. Sotto osservazione anche le compagnie aeree, penalizzate sia dallo stop ai voli nei grandi hub mediorientali sia dal possibile aumento del costo del carburante.

In controtendenza, oggi il Bitcoin ha recuperato le perdite di sabato, risalendo a 68.000 dollari dopo la conferma della morte di Khamenei.