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la testimonianza

«Missili sopra la spiaggia»: la notte d’angoscia di Danilo D’Ambrosio a Dubai racconta la nuova fragilità del Golfo

L’ex difensore dell’Inter e la famiglia: «Terrorizzati ma stiamo bene». Il suo racconto coincide con ore di allarmi, intercettazioni e scali chiusi

01 Marzo 2026, 21:14

“Missili sopra la spiaggia”: la notte d’angoscia di Danilo D’Ambrosio a Dubai racconta la nuova fragilità del Golfo

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L’odore salmastro, la luce tagliente del primo pomeriggio, i bambini che giocano tra gli ombrelloni. Poi il boato, uno, due, tre: non il rumore ovattato dei fuochi d’artificio, ma l’eco secco di un’esplosione vera. È su una spiaggia di Dubai che Danilo D’Ambrosio — ex bandiera dell’Inter, oggi volto di RadioTv Serie A — dice di aver alzato lo sguardo e visto cadere detriti in mare: “Ci sono piombati sopra tre missili mentre eravamo in spiaggia. Panico, pianti, urla”. Un messaggio su Instagram che racconta l’impensabile in una città abituata a vendere al mondo l’idea di invulnerabilità: “Siamo terrorizzati ma stiamo bene. La notte l’abbiamo passata nel sottoscala di un amico, tra allarmi e scoppi, i bimbi stretti a noi. Vogliamo solo tornare a casa”. Il suo post arriva la sera di domenica 1 marzo 2026, in sincronia con l’ondata di attacchi missilistici e droni lanciati dall’Iran contro diversi Paesi del Golfo e con l’annuncio delle autorità emiratine: spazio aereo chiuso, aviazione civile in stop, migliaia di viaggiatori a terra.

“Terrorizzati ma stiamo bene”: il racconto e ciò che possiamo verificare

L’ex difensore, 37 anni, si trovava a Dubai con la moglie Enza De Cristofaro e i due figli. Ha pubblicato il resoconto su Instagram, spiegando che “cadevano detriti” e che la famiglia ha lasciato la spiaggia per rifugiarsi a casa di un amico, passando la notte in una stanza di riparo fra allarmi sui telefoni e boati a intermittenza. Le stesse parole sono state rilanciate dai media sportivi italiani, che collocano l’episodio nelle ore del bombardamento e della chiusura dello spazio aereo.

Sullo sfondo, le cronache da Dubai: le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato ondate di missili e droni. Le autorità parlano di frammenti caduti su più aree urbane, con danni limitati e qualche ferito; il bilancio più grave arriva da Abu Dhabi, dove almeno una persona è rimasta uccisa e diversi civili sono rimasti feriti, mentre a Dubai si segnalano contusi e incendi circoscritti.

La General Civil Aviation Authority (GCAA) ha disposto la sospensione del traffico aereo: Dubai International (DXB) e Al Maktoum (DWC) hanno fermato partenze e arrivi; gli scali di Abu Dhabi e Sharjah hanno operato tra stop, ritardi e cancellazioni a ondate successive. I grandi vettori locali — Emirates, Etihad, flydubai e Air Arabia — hanno prima ridotto le operazioni, poi annunciato sospensioni prolungate: in diversi casi, fino al pomeriggio di lunedì 2 marzo.

Le informazioni verificate mostrano una sovrapposizione puntuale: allarmi sulla costa di Dubai, intercettazioni nel cielo cittadino, detriti che ricadono in mare e su alcuni quartieri, chiusura degli scali. Un contesto in cui il racconto di D’Ambrosio e della moglie — “una notte da incubo, ma stiamo bene” — risuona con decine di testimonianze analoghe di residenti e turisti italiani.

Il rifugio nel sottoscala: l’altra faccia del “miracolo” Dubai

L’immagine di D’Ambrosio e famiglia rannicchiati in un sottoscala contrasta con l’iconografia da cartolina degli Emirati. Ma non è un’eccezione di queste ore: hotel di lusso hanno spostato ospiti nei piani bassi; scuole e università hanno attivato la didattica a distanza per almeno tre giorni; i residenti hanno ricevuto push alert sugli smartphone, invitati a restare in casa in corrispondenza delle ondate di allarme. La narrativa istituzionale degli EAU — efficienza, prontezza, controllo — si è mossa all’unisono: messaggi coordinati di Ministero dell’Interno, NCEMA (l’autorità per crisi ed emergenze) e GCAA hanno invitato ad attenersi solo a fonti ufficiali, a non avvicinarsi ai luoghi dove cadono frammenti, a evitare la circolazione non necessaria.

Per gli italiani in città, la notte è stata lunga: tra chi, come D’Ambrosio, è finito in un locale di riparo improvvisato; chi, bloccato in crociera a Port Rashid, ha raccontato “bagliori e rumori della contraerea” prima di essere indirizzato ai ponti inferiori; chi ha passato le ore tra reception affollate, bambini spaventati e la ricerca di aggiornamenti su app di volo e canali social dei vettori.

L’impatto sul traffico aereo: migliaia di cancellazioni, viaggiatori a terra

Gli scali del Golfo — in primis Dubai, tra i primi al mondo per volumi — hanno rappresentato il cuore della crisi aeronautica: tra sabato e domenica si contano migliaia di voli cancellati o dirottati su scali alternativi, con ripercussioni “a onde” su Europa, Asia e Africa. Emirates ha sospeso le operazioni su Dubai fino al pomeriggio di lunedì 2 marzo, annunciando rimborsi e riprotezioni straordinarie; Etihad ha fermato le partenze da Zayed International con finestre di sospensione analoghe, mentre flydubai e Air Arabia hanno comunicato stop temporanei e continui aggiornamenti sui propri canali ufficiali.

La chiusura parziale o totale degli spazi aerei di EAU, Qatar, Bahrain, Iraq e, a tratti, rotte sull’Iran, ha costretto molte compagnie europee e asiatiche a rallungare i corridoi, deviare rotte, aumentare i tempi di volo, con ulteriori cancellazioni per rotazioni fuori posizione di aerei ed equipaggi.

Stime raccolte nelle ultime ore parlano di oltre 3.000-3.400 voli cancellati nella macro-regione mediorientale e migliaia di ritardi; alcuni vettori intercontinentali hanno dovuto dirottare in volo wide-body già sopra l’oceano per l’impossibilità di proseguire verso il Golfo.

Il risultato è un imbuto che non si scioglierà in poche ore: anche qualora gli scali riaprissero progressivamente, serviranno giorni per riallineare macchine e equipaggi e per smaltire l’arretrato di passeggeri in attesa.

Gli italiani a Dubai: task force, testimonianze, ritorni scaglionati

Il governo italiano ha attivato una Task Force Golfo presso la Farnesina e l’Unità di Crisi per gestire le richieste provenienti da migliaia di connazionali sparsi tra EAU e Paesi vicini. Tra le storie più note, quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto bloccato con la famiglia a Dubai e poi rientrato in Italia con un volo militare, pagando — ha dichiarato — un importo maggiorato per evitare polemiche su un rientro “a spese dello Stato”. Nel frattempo, atleti, artisti e studenti italiani hanno raccontato ore di apprensione: dalla rapper BigMama ai pallavolisti in raduno, fino a gruppi di studenti dei programmi di scambio.

Il messaggio costante delle istituzioni: restare in contatto con l’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e il Consolato a Dubai, registrarsi su DoveSiamoNelMondo, evitare gli spostamenti non necessari finché il quadro non si stabilizza, seguire gli aggiornamenti delle autorità locali e delle compagnie aeree.