LA GUERRA
Decapitata la teocrazia, uccisi 48 leader iraniani: ma è giallo sulla morte di Ahmadinejad
Nella rete del blitz sono finite decine di alti funzionari, politici, pasdaran e 007 della Repubblica Islamica
Uccisi il capo di Stato maggiore, il comandante dei Pasdaran, il ministro della Difesa, il capo dell’intelligence della polizia. La morte della Guida suprema l'Ayatollah Khamenei è solo il più illustre e simbolico obiettivo centrato dell’attacco sferrato all’Iran. Ma nella rete del blitz sono finite decine di alti funzionari, politici, pasdaran e 007 della Repubblica Islamica, la cui leadership è stata di fatto decapitata. «Eliminati in un colpo solo 48 leader iraniani», ha annunciato il presidente Usa Donald Trump, fornendo un bilancio delle vittime più significative delle prime 24 ore di guerra. Tra di loro ci sarebbe anche l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, la cui morte tuttavia è ancora avvolta dall’incertezza, come spesso accade in questi contesti. Ad annunciare l’uccisione dell’ex presidente, insieme alle sue guardie del corpo durante il primo attacco di sabato, era stata l'agenzia di stampa semi-ufficiale Ilna, rilanciata dai media internazionali. Ma la stessa Ilna ha poi modificato la notizia citando una fonte anonima che ne negava la morte. Smentita supportata anche da una fonte israeliana ai media: «Per quanto ne sappiano non è stato eliminato».
Ahmadinejad, già sindaco di Teheran, fu eletto presidente il 24 giugno 2005, dopo aver sconfitto l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani al secondo turno in un’elezione funestata da accuse di brogli e critiche al Consiglio dei Guardiani. Ultraconservatore, descrisse l’Olocausto come una «leggenda» e sul piano internazionale era noto per la sua posizione aggressiva e intransigente: ha difeso con passione il programma nucleare iraniano contro quelle che ha definito «potenze arroganti» e ha rafforzato i legami con la Russia. Nel 2009 fu eletto per un secondo mandato in elezioni che hanno scatenato dure proteste ('L'Onda Verde). Negli ultimi anni, dopo la morte del presidente Raisi nel 2024, ha tentato di tornare in politica, ma la sua candidatura è stata respinta dal Consiglio dei Guardiani.
Tra le prime vittime illustri del raid sferrato sabato mattina ci sono poi il comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Pakpour e il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh. Pakpour era alla guida dei Pasdaran dal primo giorno della guerra dei 12 giorni del giugno scorso, prendendo il posto di Hossein Salami, ucciso poco prima. Al suo posto è stato subito nominato il suo vice Ahmad Vahidi. Eliminato anche il consigliere di Khamenei Ali Shamkhani: segretario del Consiglio di Supremo di Difesa iraniano era considerato uomo forte del programma nucleare di Teheran. Già durante la guerra dei 12 giorni si diffuse la voce che fosse stato ucciso. Ma nel raid rimase gravemente ferito e, subito dopo, fece sapere di essere "vivo e pronto a sacrificare la propria vita".
Uccisi anche il capo dell’intelligence della polizia iraniana, Gholamreza Rezaian, e il capo di Stato Maggiore delle Forze armate iraniane Abdolrahim Mousavi. Mousavi era una figura di spicco dell’esercito della Repubblica Islamica e la sua nomina a capo di Stato Maggiore aveva rappresentato una svolta nella struttura di comando militare iraniana, riportano i media arabi: fu infatti la prima volta che questa carica, precedentemente ricoperta da comandanti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, è stata affidata a un comandante dell’esercito. Mousavi è stato ucciso insieme a diversi altri comandanti militari, ha riferito la tv di Stato iraniana, che sabato partecipavano a una riunione del Consiglio di difesa. Quella riunione cui era presente anche Ali Khamenei, bersaglio numero uno dell’attacco.