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La crisi

Guerra in Medio Oriente, il fronte si allarga in Libano: a Beiurt almeno 31 morti. Teheran conferma: «Khamenei ucciso», Alle 8 (14 in Italia) conferenza sull'operazione Usa “Epic Fury”

Sul fronte iraniano, Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, ha dichiarato che l’Iran «non negozierà» con gli Stati Uniti. Per il terzo giorno consecutivo, forti esplosioni e sirene antiaeree sono state udite in Kuwait, riferiscono i media locali citati da Reuters. Deflagrazioni sono state segnalate in Kuwait, Gerusalemme, Dubai, Abu Dhabi e Doha

02 Marzo 2026, 07:58

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Guerra in Medio Oriente, il fronte si allarga in Libano: a Beiurt almeno 31 morti. Teheran conferma: «Khamenei ucciso», Alle 8 (14 in Italia) conferenza sull'operazione Usa “Epic Fury”

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A Beirut, migliaia di sostenitori di Hezbollah hanno sfilato nella roccaforte del movimento nella periferia sud, agitando bandiere iraniane e ritratti dell’ayatollah Ali Khamenei per commemorare la Guida suprema dell’Iran, uccisa nell’operazione militare congiunta israelo-americana avviata il giorno precedente.

Vestiti di nero e con i pugni levati, hanno intonato «Morte all’America» e «Morte a Israele», mentre alcuni scoppiavano in lacrime, ha constatato una squadra dell’Afp presente nella grande piazza del raduno.

«Qualunque siano i sacrifici, non abbandoneremo la via della resistenza», ha dichiarato il numero due di Hezbollah, Naim Qassem. «Adempiremo al nostro dovere affrontando l’aggressione», ha aggiunto in una nota, definendo la morte dell’ayatollah Khamenei «l'apice del crimine».

Nella notte, Hezbollah ha annunciato di aver colpito Israele con missili e droni in risposta all’uccisione della Guida suprema.

In un comunicato, il gruppo filo-iraniano ha rivendicato il lancio di «una salva di missili e uno sciame di droni» «in rappresaglia per il sangue innocente (...) di Ali Al-Husseini Khamenei (...) e per difendere il Libano e il suo popolo, nonché in risposta ai ripetuti attacchi di Israele».

Secondo il ministero della Salute libanese, i raid israeliani sulla periferia sud di Beirut e nel Sud del Paese hanno causato almeno 31 morti e 149 feriti, stando a un primo bilancio.

L’esercito israeliano ha minacciato un’ulteriore escalation delle proprie operazioni dopo i lanci di razzi rivendicati da Hezbollah.

Intanto, il presidente statunitense Donald Trump è rientrato in serata alla Casa Bianca dopo il fine settimana a Mar-a-Lago, la residenza di Palm Beach, da dove ha seguito le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Teheran ha confermato ufficialmente che la Guida suprema, Ali Khamenei, è stata uccisa in un’azione condotta sabato 28 febbraio.

Come mostrato dalla Cnn, al suo arrivo alla Casa Bianca Trump non ha risposto alle domande dei cronisti. In una breve conversazione telefonica con il New York Times, ha dichiarato che Washington e Gerusalemme sono pronte a sostenere l’offensiva «quattro o cinque settimane», se necessario, sostenendo che «non sarà difficile» mantenere il ritmo delle operazioni.

«Abbiamo enormi quantità di munizioni. Sapete, abbiamo munizioni immagazzinate in tutto il mondo, in diversi Paesi», ha aggiunto.

Il presidente non ha fatto cenno alle preoccupazioni più volte espresse dal Pentagono circa l’erosione delle scorte ritenute cruciali in scenari come una crisi su Taiwan o nuove incursioni russe in Europa. Il New York Times rileva, nelle sue parole, anche l’incertezza dell’amministrazione su come evolveranno le prossime settimane, sia sul terreno sia in relazione all’ipotesi di un governo sostitutivo a Teheran.

Il Dipartimento della Difesa ha annunciato su X che oggi alle 8.00 locali (le 14.00 in Italia) il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, Capo di Stato maggiore congiunto, terranno una conferenza stampa: sarà il primo briefing con i media dall’avvio, sabato, dell’operazione congiunta battezzata “Epic Fury”.

Sul fronte iraniano, Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, ha dichiarato che l’Iran «non negozierà» con gli Stati Uniti. In un post su X, una delle figure più influenti del Paese ha smentito le notizie di contatti indiretti con Washington per riprendere i colloqui, accusando Trump di aver «sprofondato la regione nel caos con le sue ’false speranze’ e di essere ora «preoccupato per ulteriori perdite di truppe americane».

Il premier indiano Narendra Modi ha parlato al telefono con Benjamin Netanyahu, sollecitandolo a «mettere fine al più presto al conflitto» seguito agli attacchi sull’Iran. «L’India sottolinea ancora una volta la necessità di cessare le ostilità», ha scritto Modi su X, ricordando di aver «informato Netanyahu delle nostre preoccupazioni» e rimarcando che «la sicurezza dei civili deve sempre essere la priorità».

Modi ha inoltre avuto un colloquio con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, al quale ha espresso la solidarietà di Nuova Delhi: «In questi difficili momenti sosteniamo la riduzione della tensione, la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione».

Sul confine settentrionale di Israele, il generale Rafi Milo, comandante del Comando Settentrionale, ha annunciato un’intensificazione dei raid contro il Libano, dopo il lancio di razzi rivendicato da Hezbollah, sostenuto da Teheran. «Hezbollah ha scelto il regime iraniano rispetto allo Stato del Libano e ha avviato un attacco contro i nostri civili... pagheranno un prezzo pesante», ha dichiarato, aggiungendo: «Gli attacchi continuano, la loro intensità aumenterà».

Per il terzo giorno consecutivo, forti esplosioni e sirene antiaeree sono state udite in Kuwait, riferiscono i media locali citati da Reuters. Deflagrazioni sono state segnalate anche a Gerusalemme, Dubai, Abu Dhabi e Doha, secondo testate locali e giornalisti dell’Afp.

Il Bahrein ha annunciato un morto negli attacchi iraniani. Secondo Al Jazeera e altre fonti, l’esercito israeliano sostiene che l’Iran abbia lanciato nuovi missili contro Israele e che le difese aeree siano al lavoro per intercettarli. Le Forze di difesa israeliane hanno invitato i residenti raggiunti dagli allarmi a rifugiarsi e a rimanere in spazi protetti fino a nuovo ordine.

Il governo giapponese sta valutando l’evacuazione dei connazionali residenti in Israele, con un possibile via libera già oggi e trasferimenti in Giordania tramite autobus, riferiscono fonti governative all’agenzia Kyodo. In Iran, dove vivono circa 200 cittadini giapponesi, un’evacuazione organizzata appare al momento complessa per la chiusura degli scali aerei e i rischi lungo le vie terrestri.

Giá lo scorso giugno, durante precedenti bombardamenti in Iran da parte degli Stati Uniti, il ministero degli Esteri di Tokyo aveva fatto evacuare 87 cittadini giapponesi e familiari da Israele e Iran verso Paesi confinanti via terra, predisponendo anche l’impiego dell’aviazione militare delle Forze di autodifesa basata a Gibuti.

Le autorità giapponesi seguono con particolare attenzione l’evoluzione nello Stretto di Hormuz, rotta energetica vitale per il Paese, dopo le ritorsioni iraniane contro altri Stati del Golfo.