gli scenari
Le armi nucleari francesi in otto Paesi Ue, Macron: «Per essere liberi dobbiamo essere temuti»
Droni e timori di cellule dormienti dall'Iran, impatti energetici e rischio migratorio innalzano l'allerta in Europa: l'Unione europea mostra profonde divisioni e l'Italia resta in disparte
Le recenti tensioni in Medio Oriente stanno innalzando drammaticamente i livelli di allerta nel Vecchio Continente, dove si registrano già attacchi con droni diretti contro Cipro. Il timore di infiltrazioni sul suolo europeo si fa sempre più concreto: Ursula von der Leyen ha riunito i commissari competenti per valutare la minaccia rappresentata da potenziali cellule dormienti iraniane. A Bruxelles, l'attenzione è massima anche per le inevitabili ripercussioni economiche e sociali: mentre una task force si dedicherà all'emergenza energetica, Palazzo Berlaymont monitora con ansia il fronte libanese, il cui collasso rischia di innescare una nuova e "caldissima" ondata migratoria.
Di fronte a questa instabilità, l'Europa si muove in ordine sparso, evidenziando una cronica frammentazione diplomatica. Sebbene i ministri degli Esteri dei 27 abbiano trovato un compromesso di facciata, le divisioni interne sono profonde. Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha sollevato forti perplessità sull'attacco preventivo sferrato da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Questo scetticismo ha provocato l'ira del senatore repubblicano Lindsey Graham, che ha bollato Madrid come l'emblema di un'Europa «pateticamente debole». Da parte sua, la Commissione Europea ha evitato di commentare le potenziali violazioni del diritto internazionale imputabili alle scelte di Donald Trump, limitandosi a condannare il regime degli Ayatollah e a invocare moderazione.
È esattamente in questo clima di incertezza, aggravato dalla costante minaccia russa e dall'imprevedibilità di Washington, che la Francia ha deciso di accelerare sull'autonomia militare europea. Dalla base bretone di Ile Longue, Emmanuel Macron ha lanciato un monito inequivocabile: l'Europa deve prendere «in mano il proprio destino», poiché «per essere liberi, bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna avere potenza». Parigi ha così stravolto la propria dottrina di difesa, annunciando che aumenterà il proprio arsenale atomico (finora attestato a 290 testate) e imporrà il segreto sul numero esatto degli ordigni a disposizione.
Il fulcro di questa svolta è una strategia di deterrenza allargata, basata su accordi intergovernativi tra singoli Stati. Gli aerei militari francesi dotati di armamenti nucleari potranno essere dislocati nei territori dei partner europei. L'iniziativa ha già raccolto l'adesione fulminea della Danimarca e di altre sette nazioni: Gran Bretagna, Germania, Olanda, Belgio, Polonia, Svezia e Grecia, evidenziando la totale assenza dell'Italia in questo nuovo scacchiere.
Questa nuova architettura difensiva rinsalda in particolar modo l'asse tra Parigi e Berlino. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato la creazione di un gruppo direttivo congiunto sulle questioni nucleari, anticipando che le forze tedesche parteciperanno in veste convenzionale alle esercitazioni atomiche francesi entro fine anno. Inoltre, un patto a tre tra Londra, Parigi e Berlino darà vita a nuovi progetti per missili a lunghissima gittata. Pur forgiando questo scudo indipendente, Macron ha tenuto a precisare che la nuova deterrenza sarà «perfettamente complementare» a quella della NATO. Intanto, per tentare di gestire i delicati equilibri transatlantici, il cancelliere Merz è volato a Washington per un cruciale faccia a faccia con Trump.