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gli scenari

Guerra in Iran, in Italia 28mila obiettivi sensibili: dai luoghi di culto agli hub energetici (e c'è pure la Sicilia)

Guerra ibrida e protezione delle infrastrutture: allerta massima tra siti militari, droni e cybersicurezza

02 Marzo 2026, 22:04

Guerra in Iran, in Italia 28mila obiettivi sensibili: dai luoghi di culto agli hub energetici (e c'è pure la Sicilia)

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L’eco dei passi dei militari dell’Esercito Italiano si confonde con il ronzio dei droni di sorveglianza. È una scena silenziosa e metodica, che si ripete identica davanti a decine di ambasciate, consolati, rigassificatori e centrali elettriche. È la fotografia di un'Italia che si trova a fare i conti con un innalzamento senza precedenti della vigilanza.

Il Ministero dell’Interno ha infatti ordinato la massima allerta per oltre 28.000 “obiettivi sensibili”. Questa decisione non è un semplice atto simbolico, ma uno sforzo coordinato in risposta all’ennesima fiammata del conflitto in Medio Oriente tra Israele e Iran, e al diretto coinvolgimento degli Stati Uniti.

La complessa architettura di sicurezza, definita in accordo con il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) e il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica (CNOSP), si sviluppa per cerchi concentrici lungo i 1.200 chilometri della Penisola. Il primo anello, quello più stretto, cinge le rappresentanze diplomatiche e consolari dei Paesi maggiormente esposti, affiancate dalle basi militari USA e dai comandi NATO. Qui le prescrizioni del Viminale si traducono in una forte presenza di forze dell'ordine e dell'Esercito, interdizioni temporanee al traffico per fasce orarie e un fitto coordinamento con le unità investigative e gli addetti alla sicurezza delle sedi. Parallelamente, massima allerta vige sui luoghi di culto: sinagoghe, scuole e centri culturali ebraici (stimati in circa 250 siti già nelle ondate di allerta del 2025) sono protetti da un mix di pattuglie visibili e sorveglianza discreta. Analoghe misure di monitoraggio riguardano anche moschee e spazi di preghiera islamici per prevenire tanto eventuali ritorsioni quanto pericolosi processi di radicalizzazione.

Ma se c’è un settore in cui la definizione di "obiettivo sensibile" assume i contorni del rischio sistemico, è indubbiamente quello energetico. Le infrastrutture critiche sono al centro della strategia di difesa nazionale. I riflettori sono puntati sul "triangolo del GNL". Spicca il terminale Adriatic LNG al largo di Rovigo, considerato la vera "porta d'ingresso" strategica, che nel 2025 da solo ha gestito più del 40% dei volumi di gas liquefatto in Italia, immettendo in rete 8,2 miliardi di metri cubi (pari a oltre il 13% dei consumi nazionali). Fondamentali anche l'unità FSRU Toscana a Livorno, tornata in esercizio dopo la manutenzione del 2024 e prenotata al 100% fino all'anno termico 2026/2027, e la nave Italis LNG a Piombino, con una capacità di 5 miliardi di metri cubi l'anno. Insieme ai progetti di Ravenna e all'asset di La Spezia, questi hub garantiscono una capacità di rigassificazione potenziale superiore a 28 miliardi di metri cubi l'anno.

Sotto stretta osservazione anche l'architettura della rete delle raffinerie, dai siti ENI di Sannazzaro, Taranto e Gela, al polo Saras di Sarroch, fino agli impianti di Priolo-Augusta in Sicilia: asset strategici la cui interruzione arrecherebbe danni incalcolabili alla filiera logistica e dei carburanti, specialmente jet-fuel.

La vera sfida del 2026, tuttavia, è la guerra ibrida. La minaccia odierna mescola droni, potenziali sabotaggi e attacchi hacker. A questa complessità lo Stato risponde con uno scudo a doppio strato. Sul terreno e nel dominio fisico, la cornice più visibile è l'operazione "Strade Sicure" che schiera oltre 6.600 militari in 58 province per presidiare circa 1.000 aree sensibili, inclusi snodi della mobilità, aeroporti e stazioni attraversati da specifici flussi turistici statunitensi. Nel dominio digitale, l'Italia ha attivato la direttiva europea NIS2, entrata in vigore nell'ottobre 2024 sotto la regia dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Dal 15 gennaio 2026, infatti, oltre 80 tipologie di soggetti, pubblici e privati operanti in 18 settori critici, sono sottoposti a rigidi obblighi di monitoraggio H24, incident response strutturati e notifica formale degli incidenti informatici "significativi".

In sintesi, la protezione del Paese non è più una questione puramente statica. Con quasi 30.000 bersagli potenziali in tutta Italia, la sicurezza nazionale si è trasformata in un ecosistema dinamico, dove l'analisi dell'intelligence intercetta i "lupi solitari", la dorsale informatica combatte il cybersabotaggio e le pattuglie militari difendono tanto i luoghi di aggregazione quanto l'invisibile continuità delle nostre infrastrutture.