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L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz, a rischio l'economia mondiale: da qui passa un terzo del petrolio del mondo

02 Marzo 2026, 22:24

L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz, a rischio l'economia mondiale: da qui passa un terzo del petrolio del mondo

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I venti di guerra che soffiano sul Medio Oriente, minacciano di paralizzare l'economia globale. Lo stretto di Hormuz è chiuso, ha tuonato Ebrahim Jabari, alto consigliere del comandante in capo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L'avvertimento, diffuso dai media di Stato iraniani, è inequivocabile: "Se qualcuno tenta di passare, gli eroi delle Guardie della Rivoluzione e della marina regolare daranno fuoco a quelle navi". Si tratta della minaccia più esplicita da quando, sabato scorso, Teheran aveva comunicato il blocco definitivo della rotta alle navi commerciali.

Un "collo di bottiglia" vitale per il pianeta

Definito dall'Energy Information Administration statunitense (EIA) "uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo", lo Stretto di Hormuz è il corridoio vitale che collega il Golfo Persico con i mercati di Asia, Europa e Nord America. Lungo 160 km e largo appena 34 km nel suo punto più stretto, è una strozzatura geografica controllata da Iran e Oman. Nel 2025, questa rotta ha registrato una media di 144 transiti navali al giorno, pari a circa l'11% dell'intero commercio marittimo globale.

Attraverso queste acque non passano solo container (17%) e rinfuse (13%), ma transita soprattutto l'energia del pianeta.

Si calcola che il 32% del petrolio consumato a livello mondiale passi da Hormuz, con una media di 15–20 milioni di barili al giorno. Anche il gas subisce la stessa sorte: circa un quinto del gas naturale liquido (GNL) globale, per lo più dal Qatar, ha transitato per lo stretto nel 2024. Oltre il 80% di queste immense risorse energetiche è destinato all'Asia.

Lo spettro di una guerra economica mondiale

Sebbene il diritto internazionale garantisca il libero "passaggio di transito", il controllo strategico dell'Iran sulla costa settentrionale rende il canale estremamente vulnerabile. Il blocco rischia di innescare una vera e propria guerra economica globale. Più a lungo Hormuz resterà chiuso, maggiore sarà la pressione inflazionistica, scatenando shock energetici capaci di destabilizzare sia l'Occidente che l'Oriente.

Secondo Bloomberg, l'interruzione sarebbe devastante soprattutto per il GPL (gas di petrolio liquefatto) e la nafta, le cui esportazioni ammontano rispettivamente a 1,5 e 1,2 milioni di barili al giorno. I poli asiatici sarebbero paralizzati, considerando che il 37% della nafta globale passa da qui, mentre l'India affronterebbe una minaccia imminente per il GPL a uso residenziale, settore già provato dai recenti disservizi in Arabia Saudita. Per rimpiazzare le carenze di derivati come il gasolio o il diesel, l'Europa si vedrebbe costretta a rivolgersi in fretta a mercati alternativi, appoggiandosi a India, USA, Corea del Sud e perfino alla nuova raffineria nigeriana di Dangote.

I precedenti storici e le possibili vie d'uscita

Dal 1979 a oggi, in circa 20 occasioni l'Iran ha minacciato di usare lo stretto come arma geopolitica, con picchi di tensione durante la guerra con l'Iraq e tra il 2018 e il 2022. Ma esistono oggi delle scialuppe di salvataggio?

Nonostante gli oleodotti terrestri non possano farsi carico dell'intero volume marittimo, circa 3 milioni di barili al giorno bypassano già la strettoia. Il Porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e gli scali dell'Oman operano al di fuori dell'area critica, permettendo esportazioni sicure. Inoltre, l'Iraq ha riattivato l'export via Turchia lo scorso ottobre, mentre l'Arabia Saudita può contare sul prezioso oleodotto East-West (Petroline), che vanta una capacità potenziata fino a 7 milioni di barili al giorno per deviare il greggio direttamente sui porti sicuri del Mar Rosso.