3 marzo 2026 - Aggiornato alle 01:02
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Guerra in Iran, le vittime americane sono sei

A meno di quarantotto ore dall'inizio delle ostilità, il conflitto supera la soglia politica: sei militari Usa uccisi

02 Marzo 2026, 23:29

Guerra in Iran, le vittime americane sono sei

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A meno di quarantotto ore dall'inizio delle ostilità contro l'Iran, la guerra ha già oltrepassato una dolorosa soglia politica e simbolica. Secondo le ricostruzioni fornite dal New York Times nella mattinata di lunedì 2 marzo 2026, il bilancio delle vittime americane è infatti salito a sei. Ai tre militari inizialmente dichiarati morti in azione si è aggiunto un soldato deceduto in ospedale per le gravi ferite riportate e i corpi di due militari precedentemente dati per dispersi, ritrovati infine tra le macerie.

Il primo bollettino ufficiale dello U.S. Central Command (CENTCOM), diramato domenica 1 marzo 2026, confermava tre militari uccisi e cinque gravemente feriti nel contesto dell'Operation Epic Fury, la vasta campagna militare americana supportata da Israele. Le unità colpite, secondo diverse fonti di stampa informate sui fatti, appartenevano a un nucleo di supporto logistico dell'U.S. Army dislocato in Kuwait. Questo particolare evidenzia come l'intera geografia di basi e snodi logistici nel Golfo — comprendente infrastrutture in Bahrain, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti — sia finita irrimediabilmente nel cono d'ombra dei lanci iraniani. Attualmente, il CENTCOM mantiene un profilo di massima cautela formale: il conteggio non è ancora stato consolidato pubblicamente a sei e i nomi delle vittime restano rigorosamente riservati in attesa della doverosa notifica alle famiglie, riflettendo le forti esigenze di protezione del personale sul teatro operativo.

Il secondo giorno di guerra ha registrato un'intensità bellica altissima. Nelle prime quarantotto ore, una ricognizione dei comandi statunitensi ha quantificato in oltre mille i bersagli colpiti dalle forze USA, tra cui figurano navi, sottomarini della marina iraniana, siti missilistici e snodi nevralgici di comunicazione. Questo ritmo operativo serrato segnala la chiara e immediata volontà di Washington di comprimere alla base le capacità di fuoco e coordinamento militare di Teheran"