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LA RICOSTRUZIONE

«Dubai, sirene e telefoni criptati»: cosa faceva davvero Guido Crosetto negli Emirati mentre il Golfo chiudeva i cieli

Un viaggio privato diventato caso politico: tra “ferie”, “incontri istituzionali”, rientro con “volo militare” e la promessa di pagare “il triplo”

03 Marzo 2026, 15:17

“Dubai, sirene e telefoni criptati”: cosa faceva davvero Guido Crosetto negli Emirati mentre il Golfo chiudeva i cieli

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Una sirena, la gente che corre a rifugiarsi nei parcheggi interrati, i bambini in lacrime. In mezzo a quel brusio d’allarme, un uomo al telefono tenta di rassicurare chi gli sta accanto, mentre sullo schermo scorre la videoconferenza con Palazzo Chigi. È il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto a Dubai proprio quando lo spazio aereo del Golfo si chiude e l’hub internazionale più trafficato del mondo spegne i motori. È sabato 28 febbraio, poche ore dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la risposta militare di Teheran che investe a ondate anche i Paesi vicini. In quell’istante la sua presenza negli Emirati Arabi Uniti smette di essere un fatto privato e diventa un caso politico.

L’innesco: cieli chiusi, voli sospesi, migliaia di passeggeri a terra

Nel giro di poche ore la GCAA – l’autorità dell’aviazione civile emiratina – annuncia la “chiusura temporanea e parziale” dello spazio aereo. Dubai Airports sospende tutti i voli da e per i due aeroporti di Dubai, invitando i passeggeri a non recarsi presso gli scali . Le compagnie Emirates e flydubai fermano le operazioni, mentre anche Abu Dhabi segnala ritardi e cancellazioni. La riapertura, inizialmente incerta, verrà scaglionata e limitata solo dopo 48 ore, mentre gli operatori parlano di migliaia di voli cancellati o dirottati nell’intera regione.

Nel caos dei tabelloni cancellati, tra i tanti italiani bloccati ci sono squadre sportive, crocieristi, oltre 200 studenti minorenni e – fatto destinato a incendiare la polemica – il ministro della Difesa. Stime ufficiali indicano nell’area mediorientale oltre 70.000 connazionali, con picchi di 30.000 tra Dubai e Abu Dhabi: per loro l’Unità di Crisi della Farnesina lavora a rimborsi, voli speciali e rientri via Oman.

La cronologia del viaggio: “volo civile”, “ferie” e “incontri istituzionali”

Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Crosetto, il ministro raggiunge Dubai con un “volo di linea” il venerdì precedente, per ricongiungersi con la famiglia. Il giorno dopo, quando i cieli si chiudono, resta bloccato come tanti altri. “Potevo partire subito – spiegherà – ma ho scelto di rimanere per stare con i miei figli”. Dapprima parla di un viaggio “per motivi personali”; poi annuncia il rientro con un aereo militare pagando di tasca propria “il triplo della tariffa”; quindi, in audizione parlamentare, aggiunge che quel periodo di “ferie” era “abbinato ad alcuni impegni istituzionali”. Una sequenza di spiegazioni che contribuisce ad alimentare dubbi e interrogativi politici.

Sul piano operativo, il rientro avviene via Mascate (Oman), raggiunta in auto dalla città emiratina, e da lì con un Gulfstream G550 dell’Aeronautica Militare diretto a Roma. La famiglia – sottolinea il ministro – resta a Dubai per non “sfruttare” il volo di Stato; saranno i canali ordinari a riportarla in Italia quando le condizioni lo consentiranno.

“Operativo da remoto”: i vertici a distanza e la versione di Palazzo Chigi

Nel frattempo, a Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni convoca due riunioni d’urgenza sulla crisi: una in mattinata in collegamento telefonico, una in serata a Palazzo Chigi. Secondo le note diffuse e le ricostruzioni delle agenzie, Crosetto partecipa “da remoto”, insieme ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, ai sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e ai vertici dell’Intelligence. La linea ufficiale del governo è duplice: massima prudenza per i connazionali e contatti con gli alleati per favorire la de-escalation.

Il ministro ribadisce poi in Parlamento di aver “continuato a lavorare” tramite collegamenti sicuri: “Non ho mai perso di vista un soldato, una base, nulla”. Resta tuttavia il nodo politico: quanto è opportuno che il titolare della Difesa si trovi all’estero – per quanto “operativo” – nel momento in cui la crisi precipita?

Le polemiche: richieste di dimissioni, ironie e distinguo nella maggioranza

Le opposizioni vanno all’attacco. Il Movimento 5 Stelle, con Stefano Patuanelli, chiede le dimissioni del ministro; Giuseppe Conte accusa il governo di marginalità e scarsa trasparenza; dal Partito Democratico, Elly Schlein domanda perché Roma non sia stata informata in anticipo dell’operazione e contesta la posizione italiana. Anche il generale Roberto Vannacci – dalla destra extraparlamentare – fa ironia: “Salvate il soldato Crosetto”.

Nella maggioranza, la presidente Meloni difende il ministro sottolineando che “non ha mai smesso di lavorare”, mentre la presidente della Commissione Esteri del Senato, Stefania Craxi (FI), parla di “errore di sottovalutazione”: in contesti del genere, “meglio che i ministri stiano in Italia”. Intanto il vicepremier Tajani ammette: “Personalmente non sapevo che Crosetto fosse a Dubai”, e riferisce che il governo italiano è stato avvisato dell’azione solo “a attacco in corso”, contribuendo a rendere più tagliente la discussione pubblica.

La rettifica del ministro: “Chiedo scusa, ho scelto di restare per i miei figli”

Nelle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato del 2 marzo 2026, Crosetto si assume la responsabilità politica della scelta di restare: “Forse ho sbagliato, chiedo scusa, ma lì c’erano i miei due figli”. Rivendica di aver dormito in un bunker, di aver rassicurato gli italiani presenti e di aver organizzato l’uscita verso Mascate per poi rientrare da solo con “volo militare” pagato “al triplo della tariffa”.

Le sue parole non spengono la polemica: l’ex consigliere diplomatico Pietro Benassi definisce “irrituale” l’intera procedura e giudica “ridicola” la scelta di annunciare il rimborso “triplo” come scudo preventivo alle critiche. Ma il ministro tiene il punto: la reazione su Dubai – sostiene – “non era stata ipotizzata da nessuno come conseguenza immediata”, e le informazioni disponibili non facevano prevedere “un’accelerazione” di quella portata.

La domanda politica: privacy, opportunità, catena di comando

Il cuore del dibattito non è tanto se Guido Crosetto potesse tecnicamente “lavorare da remoto” – nel 2026 ogni dicastero strategico dispone di canali cifrati, reportistica H24 e circuiti di comando interforze – quanto se fosse opportuno che il titolare della Difesa si trovasse, anche solo per “ferie”, in un paese-ponte della crisi, con una famiglia da proteggere e con i cieli chiusi nel raggio di poche ore. La prassi internazionale favorisce una presenza fisica in sede nei momenti di massima incertezza, per garantire ridondanza decisionale e visibilità politico-istituzionale. Il ministro ha riconosciuto un “errore di valutazione”, chiedendo “scusa”. Resta al Parlamento – e all’opinione pubblica – valutare se la “catena di comando” abbia funzionato, se l’interoperabilità tra Difesa, Farnesina e Intelligence abbia retto e quanto l’episodio dica della postura italiana nell’alleanza occidentale.

La fotografia: un confine sottile tra vita privata e dovere pubblico

In 48 ore un viaggio “privato” è diventato una cartina di tornasole del nostro modo di gestire il confine tra vita personale e dovere pubblico. “Forse ho sbagliato”, ha detto Crosetto. La frase – insieme al rientro in solitaria, ai vertici “da remoto” e alla promessa di pagare “il triplo” – riassume il dilemma: in tempi di crisi fulminee, la distanza tra un fatto di vita e una questione di Stato si misura in minuti, non in miglia. E in quel margine sottilissimo, la regola aurea della politica resta una sola: meglio togliere ogni dubbio prima che la realtà lo trasformi in un caso.