3 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:00
×

il caso

Odissea nel Golfo: cieli chiusi e conti triplicati, i due volti degli Emirati per gli italiani

Dalle cancellazioni EASA ai conti triplicati: 70.000 italiani bloccati a Dubai e Abu Dhabi tra hotel che ignorano le direttive, studenti in attesa e corridoi verso l'Oman.

03 Marzo 2026, 17:45

Odissea nel Golfo: cieli chiusi e conti triplicati, i due volti degli Emirati per gli italiani

Seguici su

A Dubai, il lusso si è improvvisamente trasformato in una prigione dorata per migliaia di viaggiatori italiani. L'emergenza, innescata dall'offensiva iraniana e dalla repentina chiusura dello spazio aereo mediorientale, non si è limitata alla paura dei cieli vuoti o dei droni: si è materializzata in modo brutale alla reception, sotto forma di un conto triplicato.

Dopo l'attacco su Teheran, l' EASA ha diramato un'allerta, successivamente prorogata fino al 6 marzo 2026, paralizzando i principali hub del Golfo e innescando un disastroso effetto a catena sulle maggiori compagnie aeree. In questo quadrante bloccato si contano oltre 70.000 italiani, tra cui quasi 20.000 turisti e viaggiatori temporanei rimasti in ostaggio degli eventi, concentrati soprattutto tra Dubai e Abu Dhabi. Tra loro vi sono passeggeri di crociere e circa 200 studenti minorenni del progetto "Ambasciatori del futuro" in attesa di poter tornare a casa. Ed è proprio tra le due influenti metropoli che si consuma il paradosso più evidente di questa crisi.

Le autorità emiratine avevano tracciato pubblicamente una linea rassicurante: «I costi di hotel e pasti per i passeggeri bloccati saranno coperti dallo Stato». Ad Abu Dhabi la promessa si è tradotta immediatamente in realtà, con il Dipartimento di Cultura e Turismo (DCT) che ha imposto alle strutture ricettive di estendere gratuitamente i soggiorni dei passeggeri in difficoltà. A Dubai, invece, l'inerzia commerciale delle strutture alberghiere ha drammaticamente preso il sopravvento. Diverse inchieste sul campo hanno rivelato come molti albergatori abbiano semplicemente ignorato le direttive statali, esigendo pagamenti immediati e applicando “ricarichi per l'emergenza” che hanno fatto lievitare le tariffe fino al triplo del prezzo originario. La frontiera tra i due vicini emirati si è così trasformata in una barricata per i diritti dei viaggiatori, costretti a estenuanti negoziazioni notturne, arrivando persino a chiamare il Consolato in viva voce pur di tentare di far valere la policy di ospitalità gratuita.

La tensione tra i connazionali è palpabile. In zone esclusive come Palm Jumeirah, dove il 1 e 2 marzo 2026 si sono addirittura registrati feriti e danni materiali per l'impatto di droni intercettati, l'ansia per l'incolumità personale si mescola inesorabilmente alla frustrazione per l'assenza di tutele. A peggiorare il quadro complessivo, si è verificato un parziale ma decisivo collasso delle comunicazioni: in giorni frenetici in cui un singolo SMS non letto può tradursi in lunghe attese aggiuntive, molti italiani hanno segnalato email istituzionali finite nello spam e linee telefoniche d'emergenza gravemente sovraccariche. Per fronteggiare questa ondata, il 1 marzo 2026 la Farnesina ha istituito la Task Force Golfo, potenziando in fretta l' Unità di Crisi con 50 funzionari dedicati a filtrare il fiume di chiamate e a dare priorità di assistenza ai nuclei più vulnerabili.

Mentre la diplomazia lavora senza sosta dietro le quinte, le vie di fuga stanno finalmente prendendo forma. Il governo italiano ha organizzato corridoi sicuri via terra verso l' Oman, un'operazione che richiede estenuanti ore di pullman e scorte strettamente coordinate. I primi 127 connazionali sono già riusciti a rientrare decollando da Mascate, e per la giornata di oggi, 3 marzo 2026, è previsto il via libera ad ulteriori charter speciali, tra cui quello vitale da Abu Dhabi per riportare a Milano i giovani studenti bloccati ormai da giorni.

Nelle prossime 48 ore si capirà in via definitiva se le riprotezioni aeree riusciranno ad allentare la morsa che stringe la regione. Tuttavia, una lezione profondamente amara si è già consolidata in questi giorni convulsi. Come sottolineano da giorni gli esperti di crisis management, la vera emergenza emotiva si è consumata nel momento esatto in cui la delicata cinghia di trasmissione tra rassicurazioni governative e cruda realtà operativa si è spezzata in mille pezzi. A Dubai, lo smarrimento più profondo non ha colpito i turisti mentre scrutavano impauriti i cieli preclusi al volo, ma mentre fissavano increduli il gelido display di un POS che esigeva il triplo del prezzo per avere garantito un tetto sicuro.