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il caso

Perché l'Iran ha sparato missili contro Cipro? Cosa c'entra l'isola Ue col conflitto

Droni su Akrotiri e corridoi umanitari: come Cipro, tra neutralità, legami con Israele e cavi energetici, è diventata un nodo strategico esposto

03 Marzo 2026, 18:17

Perché l'Iran ha sparato missili contro Cipro? Cosa c'entra l'isola Ue col conflitto

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All'alba del 2 marzo 2026, un "one-way attack drone" ha colpito la pista della base britannica di RAF Akrotiri. Il velivolo, un probabile modello Shahed di fabbricazione iraniana lanciato dal Libano, non ha causato feriti ma ha recapitato un messaggio inequivocabile: la guerra che infiamma il Medio Oriente ha esteso il suo fronte fino al Mediterraneo orientale. Con la successiva intercettazione di altri droni e l'evacuazione precauzionale dello scalo civile di Paphos, Cipro si è scoperta improvvisamente vulnerabile a un' escalation asimmetrica.

Le basi di Akrotiri e Dhekelia, territori di sovranità britannica dal 1960, rappresentano storici e insostituibili avamposti logistici e operativi per le missioni occidentali nella regione. L'attacco ha spinto il Ministero della Difesa di Londra a rafforzare immediatamente le difese anti-drone e a trasferire le famiglie del personale, dimostrando come gli sciami di droni a basso costo abbiano di fatto cancellato il concetto di "retrovia" sicura.

Eppure, Cipro vive un profondo e delicato paradosso. Il presidente Nikos Christodoulides ribadisce che l'isola "non può essere usata come base per operazioni di guerra", cercando di preservarne la neutralità. Nicosia rivendica piuttosto il suo ruolo di hub umanitario: l'iniziativa Amalthea, un corridoio marittimo salpato da Larnaca a partire dal marzo 2024, ha permesso di inviare migliaia di tonnellate di aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza. Questa complessa convivenza tra ambizioni pacifiche e presenza militare straniera rende l'equilibrio del Paese sempre più fragile.

A complicare il quadro geopolitico interviene il legame sempre più stretto e sfaccettato con Israele. La cooperazione tra i due Paesi spazia dal settore dell'intelligence, con svariati attentati dell'IRGC iraniano sventati congiuntamente, fino a un'intensa integrazione economica. Il boom di investitori israeliani nel mercato immobiliare cipriota ha persino spinto l'opposizione (il partito AKEL) a chiedere limiti agli acquisti per i cittadini extra-UE, mentre i flussi turistici hanno toccato la cifra record di 590.000 arrivi da Israele nel 2025. Assolutamente cruciale è poi l'asse energetico: il progetto Great Sea Interconnector, un cavo sottomarino da 2,5 miliardi di euro, fungerà da ponte unendo le reti elettriche di Israele, Cipro e Grecia.

L'attacco alla base di Akrotiri fotografa dunque una trasformazione irreversibile. Cipro non è più un semplice spazio cuscinetto, ma un nodo nevralgico dove si intrecciano inestricabilmente cavi sottomarini per l'energia, rotte marittime per gli aiuti umanitari e, da oggi, le traiettorie dei droni kamikaze. In questa guerra ibrida del XXI secolo, la vera sfida per Nicosia sarà riuscire a difendere la propria stabilità civile ed economica in un mare sempre più in tempesta.