Report
Allarme terrorismo dall'Intelligence: «Cresce il rischio con l'escalation in Iran»
Crescente uso dell'intelligenza artificiale da parte di estremisti e forte abbassamento dell'età dei radicalizzati
La situazione in Iran alimenta tensioni internazionali e fa «temere un’escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica». Lo riporta la relazione annuale dell’intelligence presentata oggi. «Sono inoltre aumentati - evidenzia la Relazione - i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici». In Italia, come in altri Paesi europei sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di persone a vario titolo connesse con il conflitto mediorientale.
Ci sono sempre maggiori evidenze sul crescente utilizzo delle funzionalità offerte dalle innovazioni tecnologiche e, in particolare, dall’Intelligenza Artificiale da parte di individui e gruppi estremisti e terroristi. Il documento cita, ad esempio, «l'ormai consolidato uso online di chatbot, potenziati dall’IA, in grado di indirizzare gli utenti nella ricerca di contenuti terroristici, inclusi quelli che veicolano istruzioni per l’auto-addestramento e il confezionamento di ordigni esplosivi. Una tendenza riscontrata anche in Italia, dove sono emersi casi di soggetti minorenni che effettuavano - tramite motori di ricerca basati sull'intelligenza artificiale - ricerche online per costruire ordigni rudimentali». L’IA può inoltre essere usata per la generazione automatica di propaganda, per campagne di finanziamento del terrorismo, per la pianificazione operativa di attacchi.
«Dalle indagini condotte sul territorio nazionale nei confronti degli ambienti accelerazionisti, ma anche di quelli contigui all’estremismo di matrice jihadista, emerge una chiara tendenza al ribassamento dell’età dei soggetti coinvolti. La quota dei minorenni è in costante crescita, così come è in aumento il numero di soggetti infra-quattordicenni che si posizionano anche in stadi avanzati di radicalizzazione». I minorenni, si legge nel documento, passano da «una fase iniziale caratterizzata non dall’adesione a un’ideologia estremista, bensì dalla fascinazione per la violenza, alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non necessariamente estremisti». E l’incontro di persona con soggetti radicalizzati «non è una precondizione necessaria per attivazioni aggressive, che spesso - soprattutto nell’ambito dell’estrema destra internazionale - si verificano dopo interazioni esclusivamente virtuali. nei casi in cui emergono forme di adesione a un’ideologia, queste in realtà non appaiono particolarmente strutturate, ma strumentali a giustificare, e per certi versi legittimare il ricorso alla violenza».
L’attivismo anarco-insurrezionalista è «la minaccia più concreta» sul fronte dell’eversione interna, anche alla luce degli attentati alla rete ferroviaria compiuti nell’ambito delle proteste contro i Giochi di Milano Cortina, secondo quanto si legge nella relazione annuale dell’intelligence presentata oggi.
Quanto all' «eterogeneo movimento antagonista», esso «ha cavalcato l'onda mobilitativa contro il conflitto a Gaza per favorire la convergenza tra tematiche e istanze diverse, nonché per ricompattare il fronte del dissenso facendo leva sull'antisionismo, sulla denuncia della cosiddetta 'economia di guerra' e sulle sue ricadute in ambito socio-economico».
L’opposizione alla tecnologia, secondo le analisi dell'intelligence, «è un tema strumentalizzato dal dissenso antagonista per favorire la convergenza tra i diversi fronti della contestazione». La convinzione di questi circuiti è che «la tecnologia sia innanzitutto uno strumento sviluppato e impiegato dallo Stato in funzione repressiva».
In questo scenario «gli ambienti estremisti hanno visto nella mobilitazione pro Palestina un’opportunità per veicolare una propaganda che ha assunto toni sempre più radicali, nella quale istanze antisioniste sono state innestate su una lettura della tecnologia come strumento che favorirebbe la progressiva militarizzazione della società».