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il caso

Il "no" di Sanchez all'uso delle basi Usa in Spagna riaccende lo scontro tra Ue e Stati Uniti

Madrid dichiara "no alla guerra": chiude le basi di Rota e Morón all'uso per un'offensiva contro l'Iran, fronteggia le minacce commerciali di Washington e rilancia il dibattito sull'autonomia strategica europea

04 Marzo 2026, 18:51

Il "no" di Sanchez all'uso delle basi Usa in Spagna riaccendo lo scontro tra Ue e Stati Uniti

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Una frattura profonda scuote l'asse transatlantico nel cuore dell'Europa, riaprendo vecchie ferite e ridisegnando le linee rosse della geopolitica contemporanea. Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ha lanciato un monito durissimo contro l'escalation militare in Medio Oriente, negando agli Stati Uniti l'utilizzo delle basi militari spagnole per operazioni offensive contro l'Iran. La reazione di Washington non si è fatta attendere: la Casa Bianca, guidata da Donald Trump, ha minacciato ritorsioni commerciali senza precedenti contro Madrid.

Rivolgendosi al Paese con un discorso dai toni insolitamente netti, Sánchez ha pronunciato parole destinate a lasciare il segno: «Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone». Il premier ha riassunto la posizione del suo governo coniando quella che la Moncloa definisce la "dottrina delle quattro parole": «No alla guerra». 

La presa di posizione di Madrid non è rimasta relegata alla retorica, ma si è trasformata in un vero e proprio strappo operativo. I ministri degli Esteri, José Manuel Albares, e della Difesa, Margarita Robles, hanno confermato la chiusura delle basi a uso congiunto nel Sud della Spagna, Rota (Cadice) e Morón de la Frontera (Siviglia). Le infrastrutture non potranno essere impiegate per sostenere l'offensiva congiunta USA-Israele contro Teheran, poiché, come precisato dai ministri, il loro uso è vincolato al rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del trattato bilaterale. Di conseguenza, i velivoli di supporto logistico statunitensi, inclusi gli aerei cisterna, hanno già lasciato l'Andalusia per riposizionarsi in altre basi europee. Questa mossa segna una netta smarcatura di Madrid rispetto a Regno Unito, Francia e Germania, che mantengono un orientamento di maggior supporto difensivo agli alleati americani.

Di fronte a questa prova di sovranità, la risposta di Donald Trump è stata muscolare. Il presidente americano ha minacciato di "tagliare il commercio" con la nazione iberica, accusandola di negare le basi e di non allinearsi agli obiettivi della NATO. Benché una sanzione totale appaia complessa da attuare, considerando l'intricata rete di interessi commerciali in settori chiave come la tecnologia, l'energia, la farmaceutica e l'aerospazio, il solo annuncio rappresenta uno strumento di forte pressione politica che mira a segnalare il costo del dissenso all'interno dell'Occidente. La replica spagnola, tuttavia, non ha lasciato spazio a tentennamenti. «Non saremo complici di qualcosa di sbagliato per il mondo solo per paura di ritorsioni», ha scandito Sánchez, aggiungendo in un appello alla prudenza registrato da Reuters che proprio in questo modo "cominciano i grandi disastri dell'umanità".

Dietro il rifiuto spagnolo vi è una solida argomentazione basata sul diritto internazionale. Il governo iberico contesta l'assenza di un chiaro mandato collettivo da parte di ONU, NATO o UE per giustificare una risposta armata unilaterale. C'è inoltre il forte timore che l'azione militare possa innescare una spirale di ritorsioni regionali imprevedibili, allargando il fronte dal Libano allo Yemen, fino al Mediterraneo orientale. Sánchez ha voluto chiarire che «nessuno sta con gli ayatollah», ribadendo la ferma condanna del regime iraniano, ma ha rifiutato categoricamente l'idea che la soluzione debba passare per bombardamenti e cambi di regime imposti con la forza.

L'azione spagnola non mette in discussione il trattato bilaterale, ma fissa un precedente vitale: la possibilità di esercitare un "dissenso leale" all'interno dell'alleanza, rimanendo nel perimetro della sovranità e della legalità internazionale. In un momento in cui le istituzioni europee spingono per una soluzione diplomatica, la mossa di Madrid potrebbe rappresentare uno scossone in grado di favorire una reale autonomia strategica del Vecchio Continente, sfidando la pericolosa illusione della "guerra limitata".