Iniziata l'offensiva di terra: migliaia di curdi entrano in Iran
Migliaia di combattenti curdi hanno lanciano un attacco nel nord-ovest del Paese da basi nel nord dell'Iraq: media americani segnalano un possibile sostegno degli Stati Uniti, ma Washington mantiene un cauto distacco
Migliaia di combattenti curdi hanno lanciato un'importante offensiva di terra nel nord-ovest dell'Iran. Questa notizia dirompente è stata diffusa inizialmente da un funzionario statunitense tramite l'emittente Fox News e successivamente rilanciata e confermata dalla testata Axios. L'operazione militare, che attraversa i confini nazionali, è guidata da gruppi dissidenti curdo-iraniani le cui basi operative e logistiche si trovano nel vicino nord dell'Iraq.
Queste formazioni non rappresentano una minaccia improvvisata. Al contrario, i gruppi curdi vengono considerati e riconosciuti come il segmento maggiormente organizzato all'interno della frammentata opposizione al regime iraniano. Si ritiene infatti che questi gruppi possano contare su migliaia di combattenti ben addestrati, capaci di condurre operazioni sul campo e di impensierire seriamente l'infrastruttura di sicurezza di Teheran.
Il contesto geopolitico e internazionale gioca un ruolo cruciale in questa crisi, specialmente per quanto riguarda il coinvolgimento di Washington. Rapporti precedenti dei media americani avevano già rivelato che questi gruppi si stavano preparando per una potenziale operazione oltre confine. Un elemento chiave è l'indiscrezione secondo cui gli Stati Uniti avrebbero esplicitamente richiesto ai curdo-iracheni di fornire supporto a questa offensiva.
Nonostante queste rivelazioni, l'amministrazione americana mantiene ufficialmente un atteggiamento cauto e distaccato. Interpellato sulla questione, il segretario alla Difesa USA, Pete Hegseth, ha offerto dichiarazioni volutamente vaghe, precisando che gli obiettivi statunitensi non si basano «sul supporto o sull'armamento di una forza in particolare». Hegseth ha ammesso che gli Stati Uniti sono «a conoscenza di ciò che altre entità potrebbero fare», ma ha ribadito con fermezza che gli obiettivi di Washington non sono incentrati su queste specifiche manovre.