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l'omicidio

«Una violenza che lascia senza fiato»: chi era l’imprenditore ucciso a sprangate nel suo attico

La città attonita, gli inquirenti al lavoro tra rilievi della Scientifica, telecamere e il racconto del nipote che ha trovato il corpo

05 Marzo 2026, 09:22

«Una violenza che lascia senza fiato»: chi era Mario Ruoso, l’imprenditore di 87 anni ucciso a sprangate nel suo attico a Porcia

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Sul pavimento, accanto allo stipite, un corpo riverso, le scarpe già ai piedi come per uscire; attorno, schizzi di sangue che raccontano più di qualunque parola. È il pomeriggio di martedì 4 marzo 2026 quando il nipote di Mario Ruoso spinge quell’uscio e si trova davanti una scena che gli investigatori definiranno una «mattanza»: l’anziano imprenditore pordenonese, 87 anni, è stato colpito ripetutamente alla testa con un oggetto contundente — verosimilmente una spranga di ferro — mentre era pronto per iniziare la giornata. L’omicidio, secondo la prima finestra temporale ricostruita dal medico legale, sarebbe avvenuto tra le 7 e le 8 del mattino.

L’attico al settimo piano e la scoperta del nipote

Il cadavere è stato ritrovato nell’abitazione all’ultimo piano di un condominio in via del Porto, a Porcia (Pordenone), un attico al settimo piano con vista sulla storica concessionaria di famiglia. A scoprire il corpo è stato il nipote, Alessandro, noto pilota di enduro: allarmato perché lo zio non rispondeva al telefono e non era arrivato, come d’abitudine, al Garage Venezia, ha deciso di salire in casa e verificare di persona. L’uomo giaceva vicino alla porta, in un lago di sangue, con evidenti traumi cranici compatibili con colpi inferti da una barra metallica. 

L’ispezione medico-legale e i primi rilievi

Nel tardo pomeriggio è iniziata l’ispezione cadaverica guidata dal medico legale Antonello Cirnelli, durata oltre tre ore. I primi accertamenti confermano una morte dovuta a ripetuti colpi alla testa; l’arma non è stata ancora trovata. La ricostruzione preliminare suggerisce che Mario Ruoso possa essere stato sorpreso all’ingresso, stordito da un primo colpo e poi finito con altre percosse letali. Una sequenza breve e brutale, compatibile con l’orario mattutino in cui il via vai nel palazzo e in strada è ridotto.

Polizia, carabinieri e scientifica: un fronte investigativo senza pause

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, i Carabinieri e un nucleo della Polizia Scientifica, arrivato anche da Padova per i rilievi tecnici più complessi: impronte, microtracce, analisi ematiche, repertazione degli indizi. La Procura di Pordenone, con il procuratore Pietro Montrone e il sostituto Federica Urban, coordina le attività. Sono già state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate nella zona — sia pubbliche sia di attività commerciali — per tracciare movimenti sospetti, fasce orarie, eventuali ingressi e uscite dallo stabile. Al momento non risultano testimoni oculari determinanti e l’arma del delitto resta introvabile nonostante le ricerche nei cassonetti e nelle aree limitrofe.

Un delitto all’apparenza “impossibile”: il profilo della vittima e le prime piste

Descrivere Mario Ruoso come “vittima designata” sarebbe fuorviante. In città lo definiscono un imprenditore «noto e apprezzato», Cavaliere del Lavoro, con una reputazione consolidata in due mondi che hanno fatto storia nel Pordenonese: la compravendita d’auto e la televisione locale. Da un lato il Garage Venezia, officina e salone che porta il suo nome e che è stato punto di riferimento per decenni; dall’altro TelePordenone (TPN), una delle emittenti storiche del Friuli Venezia Giulia, fondata nel 1980 e chiusa dopo oltre quarant’anni di attività nel 2024. Un doppio marchio che ha accompagnato la modernizzazione economica e mediatica del territorio. Ed è proprio questa cifra “pubblica” a rendere più sconcertante il movente: al momento, gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi, dalla lite privata al furto degenerato, fino a vecchie ruggini d’affari, ma non emergono elementi probanti verso una pista specifica. Prudenza, dunque: bene ricordare che siamo nelle ore delle verifiche e delle esclusioni.

Un precedente inquietante: l’auto data alle fiamme in estate

Tra gli elementi di contesto che gli investigatori non possono ignorare c’è un episodio avvenuto “in estate”: la Lamborghini di Ruoso — un’icona della sua passione per i motori — sarebbe stata bruciata. Il dato, emerso nelle cronache successive all’omicidio, è in fase di approfondimento: andrà chiarito se quell’atto sia stato un vandalismo isolato o se possa rappresentare l’anticipazione di una pressione criminale più strutturata. Gli inquirenti non hanno per ora collegato ufficialmente i due fatti, ma la coincidenza temporale e la visibilità della vittima impongono di verificare ogni tassello.

La voce della città: cordoglio e memoria

Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, ha espresso il cordoglio dell’amministrazione e della comunità, sottolineando il contributo dato da Ruoso sia all’economia locale sia all’informazione territoriale. Messaggi di vicinanza sono arrivati anche dal mondo politico regionale e nazionale. È il segno di quanto la figura dell’imprenditore, a cavallo tra passione motoristica e spirito pionieristico delle tv private, sia rimasta impressa nel paesaggio umano del Nordest.

Dalla bottega alla città: l’eredità di un imprenditore

Al di là della brutalità del fatto, il nome Mario Ruoso evoca un modello di impresa vissuta “a bottega”: presenza quotidiana, rapporto diretto con i clienti, saper fare tecnico trasformato in marchio personale. Nel Garage Venezia, lui ci passava “quasi ogni giorno”, anche a 87 anni. È un dato che parla di abitudini: per gli investigatori, le abitudini sono mappe — consentono di intuire quando e come una vittima diventa “prevedibile”. Ecco perché il lavoro di ricostruzione delle ultime 24-48 ore è così prezioso: incrociare telefonate, appuntamenti, percorsi.