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Una spranga di 71 centimetri per uccidere Mario Ruoso: la confessione di Bedin alla Polizia

Il delitto che ha scosso la città friulana: la vittima è un ex editore di 87 anni, l'assassino ha 67 anni ed era un suo collaboratore

05 Marzo 2026, 20:57

Una spranga di 71 centimetri per uccidere Mario Ruoso: la confessione di Bedin alla Polizia

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È un epilogo drammatico quello che ha segnato la fine di Mario Ruoso, 87 anni, noto imprenditore e storico fondatore dell'emittente televisiva TelePordenone. La mattina di mercoledì 4 marzo 2026, una brutale aggressione ha spezzato la vita dell'editore nell'androne del suo attico a Porcia, trasformando un giorno di ordinaria routine in una tragica scena del crimine.

A confessare l'omicidio è stato Loriano Bedin, 67 anni, collaboratore di lunghissimo corso della vittima, fermato dalla Polizia nella notte tra il 4 e il 5 marzo.

Le indagini, supportate dai filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, hanno permesso di ricostruire una dinamica agghiacciante, definita dagli inquirenti come un agguato studiato "al minuto". All'alba del 4 marzo, Bedin si è introdotto nel condominio approfittando del portone guasto, nascondendo lungo il fianco un tubo di metallo liscio e freddo, lungo esattamente settantuno centimetri. Salito fino al settimo piano, ha atteso che l'anziano imprenditore uscisse di casa per recarsi al lavoro, un'abitudine che Ruoso manteneva puntualmente poco dopo le 8 del mattino. I primi colpi, sferrati a tradimento alle spalle, hanno fatto rovinare a terra l'87enne, che nella caduta ha battuto il capo contro un tavolino. L'aggressore ha poi infierito con violenza mirata alla testa. Il decesso, secondo i primi rilievi del medico legale Antonello Cirnelli, è avvenuto tra le 7 e le 8 del mattino a causa dei gravi traumi cranici. A scoprire il corpo senza vita è stato un nipote, allarmato dai dipendenti dell'autosalone di famiglia che non avevano visto arrivare Ruoso.

Dopo l'efferato delitto, Bedin ha cercato di far perdere le proprie tracce gettando l'arma dalla finestra del pianerottolo, per poi recuperarla nel prato e disfarsene gettandola nel vicino canale Brentella, dove è stata successivamente recuperata dai Vigili del Fuoco. L'uomo aveva pianificato attentamente la fuga: aveva parcheggiato l'auto vicino al cimitero comunale e preparato un cambio d'abiti, gettando quelli sporchi nel torrente Meduna. Tuttavia, il piano si è sgretolato di fronte alle prove inconfutabili raccolte dagli investigatori, in primis le immagini determinanti delle telecamere. Messo alle strette, l'uomo ha confessato negli uffici della Questura, dichiarando semplicemente: "Sì, sono stato io".

Cosa ha spinto un collaboratore storico a compiere un simile gesto? La Procura di Pordenone ha individuato il probabile movente in questioni di natura economica. Il legame tra Ruoso e Bedin risaliva ai primi anni <strong'ottanta< strong="">, quando quest'ultimo entrò nello staff di TelePordenone, assumendo ruoli via via più centrali a livello societario e tecnico. La chiusura dell'emittente nel 2024 aveva però aperto una stagione complessa, caratterizzata da tensioni per pagamenti sospesi, crediti e nuovi assetti in una galassia societaria in liquidazione. Nonostante la fine delle trasmissioni televisive, Bedin aveva continuato a svolgere incarichi per l'autosalone storico della famiglia Ruoso. Ad aggravare il quadro emerge un precedente inquietante: il nome dell'indagato era già comparso in un fascicolo relativo a un presunto incendio doloso che, l'estate scorsa, aveva danneggiato alcune vetture di lusso di proprietà di Ruoso.</strong'ottanta<>

Attualmente, la Procura contesta a Bedin l'omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e della minorata difesa. Quest'ultima è motivata dalla oggettiva vulnerabilità della vittima, data l'età avanzata di 87 anni, e dalle circostanze dell'agguato in un pianerottolo angusto. Mentre si attende l'esito dell'autopsia per consolidare ulteriormente i tempi esatti e il profilo della premeditazione, l'intera comunità piange la tragica scomparsa di una figura carismatica che ha fatto la storia dell'informazione locale nel Triveneto.