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IL CASO

“La Mafia” non siede più a tavola: perché la Spagna dice stop al marchio che banalizza il crimine

Una decisione che fa scuola: l’ufficio marchi spagnolo dichiara nullo il nome della catena “La Mafia se sienta a la mesa”, dopo anni di pressioni italiane

06 Marzo 2026, 17:28

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“La Mafia” non siede più a tavola: perché la Spagna dice stop al marchio che banalizza il crimine

Il ristorante “La Mafia se sienta a la mesa”

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L'Italia vince un'altra battaglia contro chi usa la parola Mafia come marchio. Non è il primo caso. Qualcuno forse ricorderà quello del ristorante Corleone a Parigi. O il caso di Don Panino a Vienna. Stavolta è l'ufficio spagnolo di marchi e brevetti (OEPM) che ha  dichiarato che il nome del ristorante madrileno “La Mafia se sienta a la mesa” è “contrario all’ordine pubblico e al buon costume” e ne sancisce la nullità. Non è un dettaglio estetico: è l’idea stessa che si possa trasformare in brand una organizzazione criminale a finire sotto la lente. E a vincere non è solo uno Stato che reclama rispetto: è una nozione giuridica – l’“ordine pubblico e la morale” – che torna centrale nell’Europa dei marchi e della comunicazione commerciale.

Cos’è successo, in breve

L’OEPM ha accolto l’istanza dell’Italia e ha dichiarato nullo il marchio in Spagna: il nome riproduce “direttamente quello di una reale organizzazione criminale”, promuovendone un’immagine normalizzata. La società può ancora presentare un ricorso amministrativo. 

Il pronunciamento spagnolo si inserisce nel solco aperto nel 2018 dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e dal Tribunale dell’Unione europea (causa T‑1/17), che avevano già bocciato il marchio a livello UE per contrarietà all’ordine pubblico. L’ambasciata d’Italia a Madrid ha svolto un ruolo di impulso politico‑diplomatico costante, contestando che il nome banalizza la criminalità organizzata e gli sforzi per contrastarla.

Un caso legale che parte da lontano

L’onda lunga della vicenda comincia ben prima della decisione spagnola. Nel 2015, su iniziativa italiana, l’EUIPO avvia un procedimento di invalidità della versione europea del marchio. Il 3 marzo 2016 la Commissione dei Ricorsi dell’EUIPO conferma l’illiceità del segno; il contenzioso approda al Tribunale UE, che con sentenza del 15 marzo 2018 respinge il ricorso della società titolare, affermando che il marchio “trasmette un’immagine complessivamente positiva della mafia” e può “scandalizzare le vittime” e il pubblico europeo con una “sensibilità media”. Non è questione di gusto: per i giudici, l’evocazione conviviale del “sedersi a tavola” finisce per trivializzare estorsioni, violenze, corruzione e omicidi, cioè fatti che minano le basi della convivenza democratica.

Quel principio – segno contrario all’“ordine pubblico” o ai “buoni costumi” – sta nell’articolo del regolamento marchi UE ed è stato via via precisato anche alla luce di altri casi (come “Fack Ju Göhte” sulla volgarità). Il confine non è il perbenismo, ma la tutela di valori fondamentali; l’analisi è “oggettiva” e riferita al contesto sociale e temporale. Il caso “La Mafia” è diventato, nei manuali e nelle linee guida europee, un riferimento giurisprudenziale.

La svolta in Spagna: cosa dice la decisione OEPM

Arriviamo così alla decisione dell’OEPM. Secondo quanto riportato da più testate spagnole e internazionali, l’ufficio ha accolto l’istanza promossa dall’ambasciata d’Italia e ha ritenuto che il nome: “Riproduce direttamente il nome di una reale organizzazione criminale”, non di un fenomeno letterario o cinematografico; è “contrario tanto all’ordine pubblico quanto alle buone costumi”, in quanto idoneo a normalizzare o banalizzare attività criminali come traffico di droga, estorsione, riciclaggio, corruzione e omicidi; nNon può trarre scudo nell’uso culturale del termine “mafia” in ambito audiovisivo o letterario, perché l’impatto sociale concreto in Spagna e in Europa resta quello di un’organizzazione reale e operante.

Un dettaglio procedurale non irrilevante: dal 14 gennaio 2023, la normativa spagnola ha attribuito direttamente all’OEPM la competenza a conoscere azioni amministrative di nullità e decadenza di marchi, con successiva impugnazione davanti alle corti d’appello competenti. Ciò spiega la centralità dell’ufficio in questa fase e i probabili passaggi successivi in sede di ricorso.

È finita qui? Le prossime mosse

La società proprietaria del marchio ha definito la decisione “senza precedenti in Spagna”, ha chiarito che la risoluzione “non è ancora definitiva” e ha annunciato che sta valutando un ricorso. In parallelo, il gruppo – che nel 2025 ha celebrato i 25 anni di attività – riferisce di aver già avviato una riflessione strategica, con l’ipotesi di un rebranding allo studio “da oltre un anno”. Nel frattempo, rivendica registrazioni e rinnovi ottenuti “in oltre due decenni” a livello nazionale.