Il caso
Famiglia nel bosco, perchè la mamma è stata allontanata dai figli: le motivazioni del Tribunale
Al fianco dei coniugi Trevallion il presidente della Regione Abruzzo che definisce "l’ultimo dispositivo semplicemente non più tollerabile"
«Catherine è spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni. Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa».
È uno dei passaggi dell’ordinanza del Tribunale dei minori dell’Aquila che cita gli educatori della casa famiglia dove sono ospitati, dal 20 novembre scorso, la mamma e i figli del bosco che oggi ha deciso di allontanare la donna dai bambini. «Gli sviluppi successivi - scrivono i giudici - hanno peraltro evidenziato che la persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l'educazione dei minori».
«La notizia della decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di trasferire i bambini della famiglia nel bosco, senza la madre, in un’altra struttura, arrivata proprio oggi "è stato un 'coup de théâtre'". Mi chiedo se il Tribunale fosse a conoscenza della consulenza di oggi o se abbia agito senza neanche sapere ciò che stava facendo, e questo mi preoccuperebbe ancora di più. Io so soltanto che è un’ordinanza irricevibile, macroscopicamente errata, nei presupposti logici e giuridici, che andrà assolutamente rivista e corretta», ha dichiarato davanti alla casa famiglia dove oggi erano in programma le perizie psicologiche sui bambini, l'avvocata Danila Solinas che insieme a Marco Femminella assiste Nathan e Catherine.
«Oggi stiamo allontanando tre bambini dalla madre e continuiamo a parlare dei minori, ci riempiamo la bocca parlando di minori, della tutela, dell’integrità di questi minori, e poi consentiamo che, a distanza di neppure tre mesi, questi bambini vengano sradicati per la seconda volta. Bambini che erano felici! Qualcuno spieghi loro - ha continuato l'avvocata - perché la mamma è stata cacciata, qualcuno spieghi loro perché, per l’ennesima volta, verranno portati altrove, anzi, ce lo spieghi l'assistente sociale, che è venuta qui ad aspettare che la madre venga cacciata! Ai bambini comunichino la decisione, lo facciano coloro che hanno l’onere di farlo, perché i genitori sono sotto shock».
Tra i tanti che stanno tornando ad intervenire sulla vicenda anche il presidente della Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri. «Sulla vicenda amara e triste della cosiddetta famiglia nel bosco credo si stia giocando un braccio di ferro che sta superando i limiti della accettabilità: sono sconcertato dalle ultime notizie inerenti alla presunta decisione del Tribunale de L’Aquila che avrebbe disposto l'allontanamento della madre dai tre bambini e la separazione di questi ultimi tra loro, dislocati in un’altra casa famiglia. Mi chiedo quali siano i fatti di tale gravità che possano giustificare un tale provvedimento, quali siano le condizioni di maltrattamento dei bambini che possano consentire una così violenta separazione da mamma e papà e credo che siano ormai maturi i tempi per un approfondimento istituzionale della vicenda».
«Per scelta sino a oggi ho deciso di mantenermi cauto sulla vicenda della famiglia nel bosco, e di osservare da lontano, con il massimo rispetto, quanto veniva deciso dagli organi della giustizia - ha ricordato il presidente Sospiri -. Passi la decisione di imporre il ricovero in una Casa famiglia protetta non ritenendo sufficientemente idonea una casa in mezzo a un bosco;
«comprensibile la decisione di seguire da vicino il processo formativo e istruttivo dei tre bambini chiedendo che fossero seguiti da un docente riconosciuto; passi la decisione, seppur difficilmente comprensibile in questo caso, di non permettere alla madre di dormire con i suoi tre bambini, costretti da mesi a trascorrere soli le ore della notte, a 8 e 6 anni, lontano dai genitori».
«Ma credo - ha aggiunto Sospiri - che l’ultimo dispositivo semplicemente non sia più tollerabile: un genitore viene allontanato dai propri bambini quando ci sono le prove evidenti di un maltrattamento, di violenza nei confronti dei bambini stessi. Né la nostra Costituzione nè gli Organi della nostra Repubblica possono permettere che una madre veda strapparsi dal seno i propri figli perché non ha raggiunto un giusto grado di empatia con le assistenti sociali o con uno psicologo, o perché si rifiuta di adottare lo stile di vita imposto dalla globalizzazione e piuttosto ama il contatto con la natura. Né tantomeno si comprende perché dovrebbero essere separati tra loro i 3 bambini, tra cui due gemelli, provvedimento distante anni luce da qualsiasi protocollo socio-educativo. Credo e chiedo che l’ultimo provvedimento, che trovo innaturale e per certi versi anche crudele, venga fermato e revocato».
«Si prosegua piuttosto - ha sottolineato il presidente Sospiri - sulla via del dialogo, del confronto, del mutuo scambio esperienziale ai fini di una reciproca comprensione e di una crescita autentica, si prosegua lungo un percorso che vada a tutelare esclusivamente gli interessi dei bambini che in pochi mesi hanno perso i propri punti di riferimento e hanno visto letteralmente crollare il mondo quasi fiabesco in cui sono cresciuti. Credo che istituzionalmente si imponga un’attenzione diversa rispetto a una vicenda che sta distruggendo l’equilibrio di una famiglia che non va devastata, ma va aiutata».

