gli scenari
Fregata Federico Martinengo diretta a Cipro: radar a duecento km e Aster pronti a neutralizzare le minacce
Nel frattempo si valuta l'impiego del sistema SAMP/T e lo spostamento di truppe dal Kuwait
di Lorenzo Attaniese
Un equipaggio di oltre 160 uomini della Marina militare italiana è pronto a dirigersi verso Cipro a bordo della fregata missilistica Federico Martinengo, per difendere l’isola dagli attacchi provenienti da Iran o Libano: potranno avvistare con i radar eventuali droni o razzi fino a circa duecento chilometri di distanza mentre a neutralizzare le minacce potrebbero essere i missili Aster, attivi nel raggio di cento chilometri. Si tratta di un tipo di operazioni non nuove per la Martinengo, che scorso anno aveva concluso il suo impegno nella missione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso, rientrando alla base navale di Taranto dopo aver protetto il traffico mercantile dalle minacce degli Houthi nello Yemen.
La nuova missione invece, già annunciata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, avverrà nell’ambito di un assetto tutto europeo in coordinamento anche con Spagna, Francia e Olanda, che invieranno le proprie navi.
L’urgenza è di evitare che l’escalation in Medioriente, di fatto estesa al territorio dell’Unione Europea, possa allargarsi ulteriormente. Nei cieli di Cipro - che ospita infrastrutture militari strategiche - sono stati neutralizzati diversi droni, uno dei quali lo scorso marzo aveva raggiunto la base militare britannica e colpito la pista di atterraggio, che nei giorni precedenti sarebbe stata anche indicata per l’utilizzo dei caccia statunitensi. Episodi come questo avevano già innescato una prima catena di aiuti: la Grecia ha spostato una batteria del sistema Patriot sull'isola di Karpathos, nell’Egeo orientale, mentre la Spagna e la Gran Bretagna sono state le prime ad inviare navi verso Cipro.
L’italiana Martinengo - uno degli assetti più avanzati della difesa navale italiana - è dotata di missili antiaerei e antinave, cannoni e siluri. Inoltre può ospitare elicotteri ed è equipaggiata con sofisticati sistemi radar e sonar. Ma non è l'unico supporto che l’Italia fornirà: sul tavolo restano gli aiuti ai Paesi del Golfo annunciati nei giorni scorsi, per i quali c'è una riflessione in corso proprio a causa degli scenari in costante cambiamento. Spostare il potente sistema di difesa terra-aria Samp T in Kuwait o negli Emirati non è un’operazione facile e bisognerà capire se, con una progressiva riduzione dell’arsenale iraniano, l’utilizzo si rivelerà necessario oppure serviranno altri strumenti. L’utilizzo della contraerea italo francese prevederebbe poi un team di almeno settanta persone appositamente addestrate e capaci di operare nelle varie postazioni, da quella di comando ai radar fino ad ogni lanciatore. Altri dispositivi, come gli stinger o gli stessi droni, potrebbero invece non richiedere l’invio di personale. Roma ha comunque a disposizione radar e una serie di strumenti di intelligence elettronica attraverso la rete satellitare.
Proseguono intanto le operazioni di svuotamento dalla base di Ali al Salem in Kuwait, nuovamente colpita dopo il primo attacco di sabato scorso, senza che si siano registrati danni importanti ai due caccia F2000 italiani presenti: «Solo proiezioni di schegge», assicurano fonti ben informate. Già da giorni è stata disposta una parziale evacuazione, con un movimento di 239 militari italiani verso l’Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82.