la decisione
Sanzioni Usa sul petrolio russo in bilico mentre il Medio Oriente brucia: l'Italia tra rincari e speranze
Rischio bollette più care per l'Italia e possibile sollievo dai barili in mare
Immaginate un mondo dove le sanzioni americane sul petrolio russo si allentano proprio mentre missili e droni incendiano il Medio Oriente: è lo scenario che si sta materializzando oggi, con gli Stati Uniti pronti a concedere <strong
-
ulteriori deroghe</strong
-
per evitare una crisi energetica globale. Il segretario al Tesoro
Scott Bessent
-
ha aperto questa porta in un'intervista a Fox Business, annunciando che Washington potrebbe revocare restrizioni su altre forniture di greggio russo dopo la decisione di giovedì di dare il via libera alle raffinerie indiane per acquistare petrolio già stoccato sulle navi, con una
deroga di 30 giorni
-
. "Il Tesoro ha accettato di consentire ai nostri alleati in
India
-
di iniziare a comprare il petrolio russo già disponibile", ha spiegato Bessent, sottolineando come questa mossa serva a colmare una temporanea carenza mondiale di greggio. E non si ferma qui: "Potremmo revocare le sanzioni per altro petrolio russo", ha aggiunto, rivelando che
centinaia di milioni di barili sanzionati
-
navigano in mare aperto, pronti a diventare una valvola di offerta se il Tesoro deciderà di agire.
Questa flessibilità americana arriva in un momento di estrema tensione, con il greggio statunitense che ha toccato i massimi dal 2023, registrando un rialzo record del 35% in appena una settimana sui future, spinto dalle fiamme della guerra in Medio Oriente. Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, significano bollette energetiche sotto pressione e prezzi alla pompa che potrebbero superare i 2 euro al litro già nelle prossime settimane. L'India, grande acquirente di greggio russo a basso costo, respira grazie a questa deroga, ma solleva interrogativi su cosa accadrà ai flussi energetici post-sanzioni Ue: una normalizzazione che Mosca attende da tempo, mentre Roma e Bruxelles osservano con un misto di sollievo e preoccupazione.
Nel cuore di questa tempesta, Israele ha alzato la posta lanciando attacchi su larga scala contro obiettivi governativi a Teheran, come annunciato dall'Idf subito dopo aver intercettato un nuovo lancio di missili iraniani diretti verso il proprio territorio. L'emittente statale iraniana ha confermato un'esplosione nella parte occidentale della capitale, segno di un'escalation che minaccia le rotte petrolifere del Golfo e amplifica i timori globali. Non è solo Teheran: nel sud dell'Iraq, un drone ha colpito per la seconda volta oggi l'impianto petrolifero di Burjesia, che ospita compagnie energetiche straniere, sfuggendo alle difese dopo che due altri apparecchi erano stati abbattuti. Fonti di sicurezza irachene parlano di danni significativi, mentre a Baghdad un attacco simile ha preso di mira il complesso aeroportuale, sede di basi militari e diplomazia americana, con droni seguiti da missili che hanno scatenato un incendio e l'invio di ambulanze sul posto.
Questi strike, intrecciati alle ombre della guerra regionale, ridimensionano la capacità produttiva in zone chiave per le esportazioni verso l'Europa, alimentando la corsa al rialzo dei prezzi. Il greggio Usa, sensibile a ogni sussulto geopolitico, riflette una volatilità che trader e analisti non vedevano da anni: un barile alle stelle prefigura inflazione energetica persistente, con effetti a catena su industria, trasporti e famiglie italiane. Eppure, la possibile revoca di sanzioni su Russia potrebbe bilanciare il piatto della bilancia, creando offerta extra da est mentre il Medio Oriente brucia.
Per l'Italia e l'Ue, dipendenti da import alternativi russi, il 2026 si annuncia imprevedibile: da un lato, più greggio low-cost da Mosca; dall'altro, rischi di shortage da Iran e Iraq che tengono i mercati col fiato sospeso. Bessent ha ragione a valutare questa opzione – hundreds of millions of barrels in mare aperto sono un'opportunità concreta – ma la pace resta lontana, e con essa la stabilità dei prezzi. Monitoreremo gli sviluppi: una decisione rapida dal Tesoro potrebbe calmare i future entro fine marzo, ma per ora la guerra detta legge sul barile. Cosa comporterà per le nostre tasche? La risposta arriverà presto, tra diplomazia e droni.