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Stop al «meat sounding»: addio alla carne vegetale, salvi i “veggie burger”

Tre anni per adeguarsi, applausi alla filiera e timori per l’industria a base vegetale

07 Marzo 2026, 10:02

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Stop al «meat sounding»: addio alla carne vegetale, salvi i “veggie burger”

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Operazione chiarezza sulla carne e gli alimenti proteici alternativi. Un accordo tra Consiglio e Parlamento Ue sul «meat sounding», ovvero l’uso di termini tradizionalmente associati alla carne per i prodotti a base vegetale, specifica che “bistecca”, “filetto” o “fegato” debbano essere riservati ai prodotti contenenti carne. Restano consentiti in etichetta le diciture «burger», «salsiccia» e «nuggets» anche per produzioni veggie con proteine alternative alla carne.

Manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, caprino, coscia, filetto, controfiletto, fianco, lombo, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia, petto, costata, T-bone, scamone e pancetta sono i 31 termini che non potranno essere utilizzati per prodotti che non contengono carne, inclusi quelli ottenuti da colture cellulari.

L’accordo dovrà essere confermato da entrambe le istituzioni Ue prima di entrare in vigore. E ai produttori saranno concessi tre anni per adeguarsi alle nuove norme. Per il ministro dell’Agricoltura e Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida dalla Ue arriva una «decisione importante per ricondurre le cose alla normalità». «È un passo importante - commenta Serafino Cremonini, presidente di Assocarni - per la chiarezza nei confronti dei consumatori e per la tutela della filiera zootecnica». Plauso anche da Coldiretti che rivendica il proprio contributo «per la salute dei cittadini e per la chiarezza su ciò che arriva sulle tavole». Mentre il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio, lamenta il «poco coraggio» in sede comunitaria. Inoltre, osserva l’ex ministro all’Agricoltura, «se parlo di salsiccia io non mi aspetterei di trovarci dentro soia e tofu. In questo modo, si rischia solo di generare ancora più confusione tra i consumatori». Più soddisfatto l’europarlamentare di Forza Italia Flavio Tosi (Ppe) per «un compromesso importante che segna un passo avanti senza precedenti nella difesa del nostro settore zootecnico».

Le aziende italiane del food plant-based guardano invece con preoccupazione all’accordo raggiunto in trilogo e ricordano che il mercato al dettaglio dei prodotti a base vegetale in Italia ha già raggiunto i 639 milioni di euro nel 2024, con una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente.

Oltre 15 milioni di famiglie italiane, pari al 59% circa dei nuclei, hanno acquistato almeno un prodotto plant-based nel corso dell’anno.

Lamenta «un’occasione mancata per l’industria alimentare italiana» Massimo Santinelli, Ceo di Biolab con sede a Gorizia: «Per noi operatori del settore, è una questione di competitività e di futuro».