Il conflitto
Hormuz: Teheran avverte le navi USA e israeliane. I timori per le forniture spingono l'urea a +30%
L'Iran declina ogni responsabilità per la sicurezza del transito commerciale nello Stretto. Oltre ai mercati energetici, gli analisti avvertono sul rischio di uno shock per l'agricoltura globale, con Brasile e India particolarmente esposti
L'Iran ha lanciato un severo monito alle imbarcazioni in transito nello Stretto di Hormuz, dichiarandolo aperto tranne che per le navi legate agli Stati Uniti e a Israele che saranno considerate bersagli militari. Sebbene Teheran abbia escluso un blocco navale totale, la dichiarazione ha sollevato crescenti preoccupazioni per la tenuta delle catene di approvvigionamento globali, con ripercussioni immediate che si estendono oltre il settore energetico fino a colpire i mercati agricoli.
La posizione del governo iraniano è stata delineata da Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate. "Controlliamo lo Stretto di Hormuz, ma non lo chiuderemo e tutte le navi potranno attraversarlo", ha affermato Shekarchi. Ha tuttavia aggiunto una precisazione che altera significativamente il quadro della sicurezza regionale: le forze iraniane prenderanno di mira le imbarcazioni statunitensi e israeliane.
Per quanto concerne il traffico commerciale internazionale, il portavoce ha sottolineato che l'Iran non fornirà alcuna garanzia di sicurezza. "Se dovessero attraversare lo Stretto, la responsabilità di qualsiasi incidente sarà loro, a causa della situazione di guerra", ha concluso, scaricando de facto il rischio sugli armatori e sugli Stati di bandiera.
Mentre l'attenzione internazionale tende a concentrarsi sulle forniture di petrolio e gas, le tensioni nel Medio Oriente stanno già esercitando una forte pressione al rialzo sui prezzi dei fertilizzanti.
Il Golfo Persico è uno snodo critico per la produzione agricola mondiale. Nazioni come il Qatar e lo stesso Iran sono responsabili di circa il 45% della fornitura globale di urea, un fertilizzante chiave derivato dalla lavorazione del gas naturale.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Nei giorni scorsi, i listini internazionali dell'urea hanno registrato un balzo stimato intorno al 30%, raggiungendo un picco di 600 dollari a tonnellata.
Gli analisti del settore avvertono che un'interruzione prolungata del transito marittimo attraverso Hormuz, unita al rincaro dei prezzi, presenterebbe serie criticità per la sicurezza alimentare globale. Le conseguenze più severe verrebbero avvertite dalle economie emergenti con un'elevata dipendenza dall'importazione di fertilizzanti. Brasile e India, in particolare, figurano tra le nazioni più vulnerabili a potenziali carenze, con il rischio di una contrazione delle rese agricole e un conseguente aumento dell'inflazione alimentare globale nei mesi a venire.