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I Paesi del Golfo sotto stress, altri attacchi al Qatar (che si scopre vulnerabile)

L'Iran ha comunicato che l'obiettivo sono esclusivamente le installazioni militari Usa: i droni Shaed bucano le difese antiaeree

07 Marzo 2026, 18:18

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I Paesi del Golfo sotto stress, altri attacchi al Qatar (che si scopre vulnerabile)

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In risposta ai raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran, Teheran ha avviato una vasta campagna di rappresaglia, prendendo di mira i Paesi del Golfo che ospitano le principali installazioni militari statunitensi.

Tra i bersagli di maggior rilievo figurano Bahrein e Qatar, snodi essenziali per la proiezione di potenza di Washington nell’area.

A Manama, in Bahrein, l’obiettivo primario è stata la Naval Support Activity Bahrain, sede del quartier generale della Quinta Flotta della U.S. Navy, infrastruttura cruciale per il controllo dello scacchiere che dal Golfo Persico arriva al Mar Rosso e per la sicurezza delle rotte energetiche.

Analisi satellitari hanno indicato che l’impatto lungo il perimetro della base è stato più grave di quanto inizialmente comunicato: un drone economico e prodotto in serie, noto come "Shahed", sarebbe riuscito a superare le difese e a colpire l’infrastruttura navale. L’azione ha evidenziato l’efficacia delle tattiche di saturazione, con sciami di velivoli lenti e missili lanciati in simultanea per mettere in crisi radar e sistemi d’intercettazione avanzati.

I danni hanno interessato anche aree civili: a Manama, i detriti caduti durante le intercettazioni hanno colpito quartieri residenziali, grattacieli e persino il distretto finanziario dove si trova l’ambasciata israeliana.

Poche centinaia di chilometri più a ovest, anche il Qatar ha vissuto giornate di forte tensione, con i cieli solcati a intermittenza dalle contromisure difensive. In questo caso, il bersaglio era la base aerea di Al Udeid, avamposto del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM). Tra il 1° e il 5 marzo 2026, la capitale Doha è stata scossa da esplosioni ricorrenti.

Nonostante le autorità qatariote abbiano rassicurato la popolazione sulla disponibilità di missili intercettori Patriot, la quotidianità è stata bruscamente interrotta: scuole, uffici e persino la Qatar Central Bank hanno adottato il lavoro da remoto, mentre ai cittadini giungevano continui avvisi di restare al riparo. Il traffico aereo ha subito pesanti limitazioni, con ritardi e deviazioni, e i mercati energetici internazionali hanno tremato per i possibili rischi alle infrastrutture petrolifere saudite e agli impianti di gas naturale liquefatto in Qatar.

Sul piano politico-diplomatico, la crisi ha fatto emergere una rete complessa di alleanze, ma anche profondi malumori. Da un lato, i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita) hanno diffuso con gli Stati Uniti una dichiarazione congiunta per condannare gli attacchi iraniani e riaffermare il diritto all’autodifesa; dall’altro, serpeggia un marcato disappunto. Fonti diplomatiche segnalano il malcontento di diversi alleati arabi verso Washington, accusata di aver fornito uno scarsissimo preavviso prima del proprio attacco all’Iran. I pochi minuti a disposizione non avrebbero consentito di attivare adeguati piani d’emergenza per mettere in sicurezza città densamente popolate.

Il conflitto ha registrato anche mosse inusuali sul fronte della comunicazione. Il 7 marzo 2026, il presidente iraniano ad interim, Masoud Pezeshkian, ha diffuso un messaggio di "scuse" pubbliche per i danni collaterali subiti dai Paesi vicini, in un chiaro tentativo di influenzare la narrativa internazionale in un teatro bellico in espansione.

Per gli Stati Uniti, questa crisi va oltre la dimensione tattica o strettamente militare. La protezione delle installazioni in Bahrein e Qatar rappresenta il vero banco di prova della credibilità delle garanzie di sicurezza offerte ai partner regionali. Nelle prossime settimane, il nodo centrale sarà inevitabilmente la comunicazione preventiva con le capitali arabe: Washington dovrà dimostrare di saper difendere non soltanto i propri asset strategici, ma anche la stabilità di un Golfo mai così vulnerabile ed esposto.