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il guerra

Il prezzo dei voli alle stelle, i bilanci della Compagnie aeree sotto stress

Impennata delle tariffe soprattutto per le tratte verso l'Estremo Oriente, ma il caro fuel si ripercuote anche sulle media distanze

07 Marzo 2026, 21:27

21:30

Il prezzo dei voli alle stelle, i bilanci della Compagnie aeree sotto stress

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Nel fine settimana del 28 febbraio 2026, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran ha innescato la più grave emergenza per l’aviazione civile dai tempi della pandemia, imponendo la chiusura o severe restrizioni su ampie porzioni dello spazio aereo mediorientale. L’epicentro del blocco operativo sono gli hub del Golfo – Dubai, Abu Dhabi e Doha – snodi intercontinentali che fino a ieri veicolavano un terzo dei passeggeri in transito fra Europa e Asia. La loro paralisi ha bruciato in poche ore oltre il 10% dell’offerta internazionale giornaliera, attivando un effetto domino su scala planetaria. Migliaia di voli sono stati cancellati o costretti a lunghi aggiramenti attraverso Caucaso, Asia Centrale o Mar Rosso. Emblematico il caso del Singapore-Istanbul: quasi tre ore e mezza in più di volo, con conseguente impennata di consumo di carburante ed emissioni.

Per i viaggiatori significa coincidenze saltate, notti in transito forzato e overbooking sistematico sui corridoi ancora praticabili. Il colpo più duro si è abbattuto sulle tariffe. Con capacità ridotta e domanda rigida, i prezzi sono esplosi. Sulle principali direttrici Europa-Asia si sono registrati rincari lampo fino al +900% in un solo giorno per gli ultimi posti disponibili. Secondo fonti di mercato, non sono mancati casi estremi: un biglietto economy tra Londra e Singapore è balzato oltre 8.500 dollari a ridosso della partenza, contro le poche centinaia in condizioni ordinarie. Ripercussioni dirette anche in Italia: nei primi giorni della crisi, a Fiumicino è stato cancellato circa il 4% dei voli, costringendo tour operator a riprotezioni complesse.

A complicare ulteriormente lo scenario interviene il “secondo motore” della crisi: il petrolio. Le tensioni e i possibili blocchi nello Stretto di Hormuz – valvola di passaggio per un quinto del greggio mondiale – stanno spingendo al rialzo le quotazioni. Gli analisti avvertono che il Brent potrebbe sfondare a breve la soglia dei 100 dollari, con scenari estremi fino a 150 in caso di interruzioni prolungate. Poiché il jet fuel incide mediamente tra il 20% e il 30% sui costi operativi di una compagnia, l’impatto sui listini è pressoché immediato. Scott Kirby, CEO di United Airlines, ha già messo in guardia: gli aumenti tariffari scatteranno a breve. Nel medio termine, sulle rotte più esposte, si profila un rialzo strutturale dei prezzi del 20-30%.

Il conto economico è pesantissimo: tra l’1 e il 3 marzo, il comparto viaggi ha accumulato perdite per 22,6 miliardi di dollari tra mancate partenze, rimborsi e danni all’indotto cargo. Nell’immediato, ai passeggeri conviene privilegiare scali alternativi via Turchia o Europa centrale, rinviare le partenze per evitare gli algoritmi di pricing più aggressivi e scegliere sempre titoli di viaggio flessibili. Finché l’area del Golfo resterà a rischio, la volatilità continuerà a dominare i cieli del mondo.