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il caso

Madre «ostile e squalificante»: perché il Tribunale ha separato la "famiglia del bosco"

«bimbi del bosco» separati dalla madre dopo l'ordinanza del tribunale: ricorsi dei legali, difficoltà nel ricollocamento, tensioni familiari e proteste di solidarietà

07 Marzo 2026, 22:03

22:10

Madre «ostile e squalificante»: perché il Tribunale ha separato la "famiglia del bosco"

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Lacrime, un ultimo abbraccio alla madre, la fatica di una delle giornate più convulse degli ultimi mesi. Poi il risveglio e il ritorno all’apparente quiete della casa-famiglia che li accoglie da oltre cento giorni.

Ma per i cosiddetti «bimbi del bosco» è arrivato il momento di lasciare quella comunità e di essere trasferiti altrove, lontano dai riflettori e dalla madre, ritenuta dagli assistenti sociali «ostile e squalificante». Così ha stabilito il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che nell’ultima pagina dell’ordinanza ha disposto il ricollocamento dei minori.

L’attuazione del provvedimento, tuttavia, non appare immediata né semplice: i bambini si trovano ancora nella struttura, mentre i legali della famiglia stanno predisponendo il ricorso con richiesta di sospensiva. Il provvedimento, ha dichiarato l’avvocata Danila Solinas, è «irricevibile» e «macroscopicamente errato».

Intanto la vicenda alimenta il dibattito politico. La ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha definito la decisione una «misura estrema», facendo proprie le osservazioni espresse dalla Garante per l’Infanzia: «Bisognava fare una valutazione prima di separare i bambini dai genitori e non dopo».

Sul piano operativo, mentre prosegue il braccio di ferro tra il collegio difensivo della coppia anglo-australiana, i servizi sociali e i giudici minorili, si cerca una nuova struttura protetta in grado di accogliere i piccoli.

La ricerca, però, incontra diversi ostacoli: alcune comunità vorrebbero sottrarsi all’attenzione mediatica, altre risultano troppo lontane dall’abitazione in cui risiedono attualmente Catherine e Nathan, non distante dalla ormai nota «casa nel bosco», rendendo complessi gli incontri tra genitori e figli.

Nel piazzale della casa-famiglia, dove da ieri i tre minori vivono senza la madre, riecheggiano ancora le accuse dell’avvocata Solinas, secondo cui gli operatori avrebbero «cacciato la mamma» nonostante le urla strazianti dei bambini.

Questa mattina il padre, Nathan, ha trascorso diverse ore con i figli. In seguito c’è stata una lunga videochiamata con la moglie Catherine, che ha potuto parlare con i piccoli: una conversazione di quasi un’ora che la zia, Rachel, ha definito «straziante».

«Mia sorella è in shock totale, siamo tutti sotto shock», ha riferito la donna dal casolare dove Catherine ha passato la giornata riordinando la casa e accudendo gli animali.

Di fronte ai cronisti la madre si è trincerata dietro un no comment, ma lo sguardo tradiva il desiderio di esprimere la propria frustrazione e di chiedere di riavere i figli. «Siamo venute qui per assisterla, per starle vicino», ha aggiunto la sorella, arrivata dall’Australia insieme alla madre circa un mese fa.

La tensione starebbe mettendo alla prova anche il rapporto tra i coniugi: ieri, dopo la comunicazione dell’ordinanza, i due avrebbero avuto un acceso confronto, con Nathan che più volte avrebbe chiesto alla moglie di porre fine all’atteggiamento di contrasto con le assistenti sociali.

All’esterno della comunità, intanto, si è svolta una fiaccolata di solidarietà. Sui guardrail davanti all’ingresso sono comparsi peluche e striscioni con la scritta: «Giù le mani dai bambini. Vergogna».

Poco prima Nathan era uscito a bordo della sua auto bianca; vedendo i cartelli, ha rivolto un cenno di saluto istintivo, per poi rientrare verso la «casa nel bosco», quel «posto del cuore» dove tutto è cominciato.