il caso
Tra Usa e Uk una tensione mai vista prima: «Ci offrono aiuto quando abbiamo già vinto la guerra»
Il presidente Trump usa toni insoliti verso il premier britannico: «Non è Churchill...»
Una svolta cruciale nella “special relationship” tra Stati Uniti e Regno Unito. Sullo sfondo, il solco lasciato sull’asfalto della base RAF Akrotiri, a Cipro, colpita da un drone, mentre esplode lo scontro pubblico tra il presidente americano Donald Trump e il premier britannico Keir Starmer sulla gestione del conflitto in Iran.
A innescare la tensione è stato Trump, che ha trasformato il contributo britannico in un banco di prova della lealtà, accusando Londra di non aver autorizzato l’uso delle proprie installazioni per la “prima ondata” di raid. Il presidente ha sminuito Starmer affermando che “non è Winston Churchill” e rimarcando che “quelli leali sono già dentro”.
Nel mirino anche la messa in preallerta della portaerei HMS Prince of Wales: pur con la finestra di partenza verso il Medio Oriente ridotta a pochi giorni, Trump l’ha liquidata sui social come un intervento arrivato “un po’ tardi”.
La replica di Downing Street è stata perentoria, rivendicando piena sovranità sulle decisioni di politica estera. La ministra degli Esteri Yvette Cooper ha precisato che la linea estera non si “esternalizza”, richiamando la lezione dell’Iraq per evitare operazioni militari prive di solide basi legali e di un chiaro nesso con l’interesse nazionale.
Starmer ha quindi tracciato una netta linea rossa: le infrastrutture strategiche — tra cui Akrotiri a Cipro, Diego Garcia nell’Oceano Indiano e RAF Fairford — sono concesse agli alleati esclusivamente per missioni “difensive” specifiche e circoscritte. L’unico obiettivo autorizzato è contrastare le minacce missilistiche iraniane, con un fermo “no” alla partecipazione a raid offensivi.
Questa impostazione, sebbene alimenti polemiche interne, risponde a valutazioni delicate di diritto internazionale. Consentire l’uso delle basi per attacchi non riconducibili alla pura autodifesa esporrebbe Londra al rischio di perdere lo status di nazione terza, trascinandola nella co-belligeranza e aprendo la porta a possibili ritorsioni.
Anche la mobilitazione della HMS Prince of Wales si inserisce coerentemente in tale dottrina: serve a garantire flessibilità per eventuali evacuazioni e difesa aerea, inviando un segnale di deterrenza senza impegnare automaticamente il Regno Unito in operazioni di combattimento.
Malgrado l’attrito politico e le accuse americane di voler intervenire solo “a vittoria acquisita”, la cooperazione pratica e di intelligence tra le due sponde dell’Atlantico resta operativa. La crisi iraniana, tuttavia, mette in luce un corto circuito: Washington pretende un allineamento operativo immediato, mentre Londra rivendica autonomia decisionale. Ci si coordina, ma non a qualsiasi costo.