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la guerra

Le minacce di Trump alla nuova Guida Suprema in Iran: «Senza la nostra approvazione non durerà a lungo...»

Usa e Israele avvisano i pasdaran che pare abbiano scelto il nuovo leader del Paese

08 Marzo 2026, 17:47

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Le minacce di Trump alla nuova Guida Suprema in Iran: «Senza la nostra approvazione non durerà a lungo...»

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Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in una sala stampa affollata, ha lanciato una sfida destinata a ridisegnare i confini della diplomazia mediorientale: “La nuova Guida Suprema dell’Iran dovrà ottenere la nostra approvazione, altrimenti non durerà a lungo”. Una formula secca e ultimativa, che non ammette sfumature e mette Teheran di fronte a un bivio: individuare un successore gradito alla Casa Bianca oppure affrontare il protrarsi di una pressione militare, economica e diplomatica già devastante.

L’avvertimento giunge all’apice di una crisi senza precedenti. Tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, massicci raid aerei congiunti di Stati Uniti e Israele avrebbero colpito duramente le capacità militari e la catena di comando iraniane, mentre la stampa internazionale ha rilanciato notizie sulla probabile morte dell’ayatollah Ali Khamenei, in un’operazione che Teheran ha definito “terrorismo di Stato”.

Nel frattempo, nella capitale iraniana, l’Assemblea degli Esperti — l’organo costituzionale composto da 88 religiosi incaricato di scegliere il successore — tenta faticosamente di riorganizzarsi, mentre Trump precisa che qualsiasi designazione priva di garanzie sul fronte nucleare sarà giudicata inaccettabile.

Il nodo cruciale resta l’atomo. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha segnalato l’impossibilità di certificare le attività di arricchimento dell’Iran a causa della mancanza di accesso ai siti. Prima dell’interruzione delle ispezioni, le stime indicavano scorte di uranio arricchito al 60% comprese tra 440 e 450 chilogrammi, una soglia pericolosamente prossima al livello del 90% necessario per uso militare.

Il presidente statunitense ha ribadito con fermezza: “Non voglio ritrovarmi tra cinque anni con lo stesso problema, peggiorato”.

Nella prospettiva di Washington, l’“approvazione” della futura Guida Suprema equivale all’esigenza di un impegno politico vincolante che ripristini un sistema di verifica e controllo credibile, capace di scongiurare una corsa all’arma nucleare. Pur mantenendo il tono intransigente, Trump ha lasciato intravedere un inatteso pragmatismo strategico, suggerendo che la soluzione più praticabile potrebbe essere l’ascesa di “qualcuno da dentro il regime”.

L’obiettivo dichiarato non sembra quello di imporre un leader dell’opposizione in esilio, bensì di favorire un equilibrio di potere interno compatibile con gli interessi occidentali.

La risposta della Repubblica islamica è stata immediata. Le istituzioni iraniane hanno respinto con decisione l’idea che Washington possa “scegliere” la loro guida, denunciando una persistente campagna di destabilizzazione.

Gli analisti avvertono che le parole del presidente americano rischiano di tradursi in un arma a doppio taglio per le dinamiche interne del regime: da un lato, la pressione economica e militare potrebbe spingere una parte dell’establishment verso un profilo più pragmatico per evitare il collasso; dall’altro, la manifesta ingerenza degli Stati Uniti potrebbe rafforzare i “falchi”, trasformando la rigidità istituzionale in una virtù tattica.

Il messaggio di Trump è ormai entrato nell’agenda internazionale: il prossimo leader iraniano non dovrà rispondere soltanto al Consiglio dei Guardiani che ne vaglia la candidatura, ma sarà valutato da Washington, Bruxelles e dalle capitali del Golfo in base alla disponibilità a disinnescare l’escalation e a riaprire il dossier nucleare su basi verificabili.