il caso
Famiglia nel Bosco, ora Meloni annuncia una ispezione in Tribunale mentre per i tre bambini c'è il rischio che siano dati in adozione
La premier definisce "figlia di letture ideologiche" la decisione di separare la madre dai tre minori e annuncia l'intervento del ministro Nordio. Per lo psichiatra (e perito di parte Tonino Cantelmi), questo nuovo allontanamento rappresenta una "strada pericolosa"
Il caso della cosiddetta "famiglia nel bosco" di Palmoli si arricchisce di un nuovo capitolo. La premier Giorgia Meloni in Tv è intervenuta duramente sulla vicenda, annunciando un'azione diretta del governo: «Il ministro Nordio sta mandando un’ispezione, ci ho parlato ieri».
Le parole della Presidente del Consiglio, pronunciate durante la trasmissione Fuori dal Coro su Rete 4, arrivano dopo l'ultima decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto l'allontanamento della madre dalla casa famiglia di Vasto, dove viveva temporaneamente insieme ai suoi tre figli.
«A me lascia senza parole», ha dichiarato Meloni, sottolineando come questa ennesima separazione infligga ai minori «un altro pesantissimo trauma», frutto, secondo la premier, «anche di letture ideologiche» di fronte alle quali ci si ritrova ad assistere inermi.
La ispezione ministeriale arriva nel momento più critico e delicato per i tre bambini dopo l'allontanamento dal loro casolare nei boschi abruzzesi, avvenuto il 20 novembre 2025. Dopo quasi quattro mesi di permanenza nella struttura protetta di Vasto, la nuova ordinanza non solo estromette la figura materna, ma prevede anche il contestuale trasferimento dei piccoli in un'altra comunità.
Dietro questa drastica misura ci sarebbero le relazioni dell'équipe educativa della struttura: secondo gli operatori, la madre avrebbe mantenuto atteggiamenti percepiti come "ostili e interferenti" rispetto al lavoro educativo, rendendo di fatto "ingestibile" il percorso di socializzazione e istruzione dei minori. Si tratta di accuse che la difesa respinge con forza, inquadrando i comportamenti della donna all'interno di un profondo vissuto di angoscia e sfiducia verso istituzioni da lei considerate prevenute.
Tuttavia, è proprio su questa profonda frattura che si innesta l'allarme più inquietante: il rischio concreto che i bambini finiscano per essere dati in adozione.
Tonino Cantelmi, psichiatra e perito di parte, non usa mezzi termini, definendo l'allontanamento della madre «una strada sbagliata e pericolosa, che può condurre al rischio di adozione». Secondo l'esperto, la separazione dalla figura di attaccamento in una situazione già gravemente compromessa rischia di moltiplicare all'infinito i traumi, favorendo regressioni, stati d'ansia e ritiro emotivo nei minori. Cantelmi denuncia apertamente una "catena di errori" nella gestione del caso e propone un'alternativa chiara: la riunificazione familiare supportata da un rigoroso e costante monitoraggio socio-sanitario della Asl, per evitare derive drammatiche. L'adozione, infatti, rappresenta nel diritto italiano l'esito più incisivo e irreversibile, un passo definitivo che recide ogni legame con la famiglia d'origine.
La vicenda ha ormai travalicato le aule giudiziarie per trasformarsi in un acceso scontro politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato una sua imminente visita a Palmoli, definendo le misure adottate nei confronti dei bambini una vera e propria «violenza istituzionalizzata» e promettendo il suo impegno per riportare i minori a casa. Nel frattempo, la Garante regionale per l’Infanzia e l'Adolescenza, Alessandra De Febis, è intervenuta per ottenere una momentanea tregua: i bambini resteranno "almeno per queste ore" nella struttura di Vasto, sospendendo temporaneamente il trasferimento per limitare lo stress e garantire le visite del padre.
A rendere il clima ancora più torbido c'è infine la bufera sulla psicologa incaricata dei test valutativi: secondo la difesa, la professionista avrebbe pubblicato in passato post ostili sui social network proprio contro la famiglia, circostanza che la Garante ha definito «di estrema gravità» in quanto minerebbe l'imparzialità essenziale in procedimenti così delicati.
Mentre il Ministero della Giustizia accende un faro sulle procedure del Tribunale minorile, il destino dei tre fratelli resta appeso a un filo, in bilico tra il diritto alla continuità degli affetti familiari e lo spettro di un'adozione definitiva.