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L'Assemblea degli Esperti punta su Mojtaba Khamenei, la crisi regionale sfiora l'escalation

Successione Khamenei: intesa sull'erede Mojtaba, opposizioni interne, attacchi e rischio di guerra regionale

08 Marzo 2026, 21:06

21:10

L'Assemblea degli Esperti punta su Mojtaba Khamenei, la crisi regionale sfiora l'escalation

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Dopo settimane di tensioni, indiscrezioni e smentite, il quadro politico di Teheran appare vicino a una svolta. L’Assemblea degli Esperti avrebbe raggiunto un’intesa sulla scelta della prossima Guida Suprema, indicando come erede il cinquantaseienne Mojtaba Khamenei, figlio dell’attuale leader Ali Khamenei. Hosseinali Eshkevari, membro dell’organismo, ha confermato l’orientamento affermando che “il nome di Khamenei continuerà a guidare il Paese”, pur precisando che si attende ancora un annuncio ufficiale.

La prospettata designazione ai vertici della Repubblica islamica punta a proiettare stabilità in un momento segnato dall’offensiva militare di Stati Uniti e Israele.

Nelle ultime ventiquattr’ore, attacchi aerei hanno colpito impianti petroliferi nell’area di Teheran, con danni che vanno oltre le infrastrutture: una nube tossica e piogge acide si sono abbattute sulla capitale, “avvelenando civili e ambiente”, ha denunciato con durezza il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei.

Il percorso verso l’insediamento di Mojtaba resta però accidentato. Figura di rigida osservanza conservatrice, con legami stretti con le Guardie della Rivoluzione (pasdaran), il figlio della Guida affronta una forte opposizione interna, riconducibile a una fazione che fa capo ad Ali Larijani, segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale.

A complicare il quadro intervengono inoltre rilievi giuridici: l’avvocato Mohsen Borhani ricorda che i regolamenti e la Costituzione richiedono la presenza fisica di almeno due terzi dei componenti dell’Assemblea per deliberare, altrimenti qualsiasi proclamazione risulterebbe priva di legittimità. Questo stallo procedurale spiegherebbe i ritardi nella ratifica e le tensioni dentro un establishment scosso dal caos.

Sul piano internazionale, la possibile ascesa di Mojtaba ha acceso reazioni aspre. Donald Trump ha definito il candidato “inaccettabile”, lanciando un ultimatum: il futuro leader “dovrà passare il nostro vaglio. Senza, non resisterà a lungo”. Un monito che riecheggia la linea dell’Idf, secondo cui il lungo braccio di Israele colpirà non soltanto il successore, ma anche chi ne sosterrà la scelta.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha respinto fermamente ogni ingerenza statunitense, ribadendo alla Nbc che la decisione spetta unicamente al popolo iraniano, pur ammettendo che, al momento, “nessuno lo sa con certezza” in attesa dei passi formali dell’Assemblea.

Intanto, l’ombra di un conflitto regionale si allunga. L’Iran ha esteso i propri attacchi contro Paesi del Golfo, colpendo Abu Dhabi, il Bahrein, il Kuwait — dove un drone ha incendiato un grattacielo — e l’Arabia Saudita, dove un bombardamento su al-Kharj ha causato due vittime e una dozzina di feriti.

Nonostante lo scenario drammatico, i pasdaran rivendicano fiducia nella propria capacità militare, sostenendo di poter “sostenere sei mesi di guerra intensa”.

La tensione resta elevatissima anche in Israele, dove i detriti dei missili lanciati dall’Iran hanno fatto scattare l’allarme fino a Tel Aviv, ferendo sei persone.

A nord, in Libano, si intensificano i bombardamenti: raid israeliani su Beirut hanno distrutto un hotel, uccidendo cinque membri della Forza Quds, in una rapida escalation che, dalla fine della tregua, conta già quasi 400 morti libanesi.