L'incontro
Mattarella al Quirinale: «Dare voce ai talenti femminili per un'Italia più giusta»
Il presidente della Repubblica per l'8 marzo: dal voto del 1946 alle riforme, un appello a investire nelle donne e a sradicare la violenza di genere
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto un discorso commovente al Quirinale, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del presidente della Camera Lorenzo Fontana e della vicepresidente del Senato Licia Ronzulli. L'evento, svoltosi oggi 9 marzo 2026, ha riacceso i riflettori sul contributo storico e attuale delle donne italiane, legando la celebrazione all'imminente ottantesimo anniversario della Repubblica.
Una giornata di riflessione storica e impegno civile
La cerimonia al Quirinale ha riunito le massime cariche istituzionali per onorare non solo il presente, ma anche il percorso di emancipazione femminile tracciato negli ultimi ottant'anni. Mattarella ha sottolineato come celebrare l'8 marzo significhi "riconoscere la ricchezza della presenza e del contributo protagonista femminile nella società", ma anche riflettere sulla "lunga e impegnativa strada percorsa dalle italiane per conquistare spazi e diritti". In un intervento ricco di riferimenti storici, il Capo dello Stato ha evocato l'articolo 3 della Costituzione, che afferma l'uguaglianza tra i sessi, come pilastro di questa lotta.
Quest'anno, la data assume un "significato speciale" proprio per il prossimo anniversario del 2 giugno 1946, quando le donne votarono per la prima volta a livello nazionale dopo le elezioni comunali del 1945. Quel suffragio, ha ricordato Mattarella, fu "un'autentica rivoluzione" che pose fine a secoli di discriminazione, aprendo una nuova era di parità nei diritti, nelle opportunità e nelle responsabilità. Durante i due conflitti mondiali e la Liberazione, le donne avevano già dimostrato il loro ruolo cruciale, come staffette partigiane e sostenitrici dell'economia nazionale.
Dal voto del 1946 alle conquiste legislative: un cammino di progressive vittorie
Mattarella ha tracciato un bilancio dettagliato delle riforme che hanno segnato la storia repubblicana, frutto soprattutto dell'impegno femminile in Parlamento e nella società. Dopo secoli in cui il ruolo della donna era confinato alla sfera domestica, il voto del 1946 rappresentò il "traguardo" per tante attiviste, scolpito poi nella Costituzione come "diritto fondamentale di ogni persona". Non si trattò di una concessione, ma di un dovere repubblicano: "aprire la strada a progressive conquiste legislative".
Tra i traguardi citati:
Il divieto di sfruttamento della prostituzione (1958).
La tutela delle lavoratrici madri (1971).
La riforma del diritto di famiglia (1975), che sancì la parità tra coniugi.
L'abolizione del delitto d'onore e del matrimonio riparatore (1981).
La legge sulle pari opportunità, per l'uguaglianza nei luoghi di lavoro e nei ruoli decisionali.
La legge 66 del 1996 sulla violenza sessuale, reato contro la persona e non più contro la morale, integrata da norme contro stalking, discriminazioni e femminicidio.
Interventi recenti a tutela della maternità e della conciliazione vita-lavoro.
Queste misure hanno trasformato lo Stato italiano, con una presenza femminile crescente in magistratura, diplomazia, prefetture, università, sanità e amministrazioni locali: le donne sindache sono oggi "oltre otto volte di più rispetto agli anni Ottanta".
Primati femminili nelle istituzioni: da Anselmi a Meloni, un quarantennio di attese
Il presidente ha evidenziato i paradossi della storia: tra la prima donna sottosegretario Angela Cingolani Guidi (1951) e la prima ministra Tina Anselmi (1976) passarono 25 anni; tre anni dopo arrivò Nilde Jotti come presidente della Camera. Ma per vedere, in rapida successione, Maria Elisabetta Alberti Casellati al Senato, Marta Cartabia alla Corte Costituzionale, Margherita Cassano alla Cassazione e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, occorse un altro quarantennio.
"Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto!" ha esclamato Mattarella, criticando il confinamento storico delle donne a ruoli di supporto. Oggi, le istituzioni offrono un esempio, ma la sfida riguarda "milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri". Il percorso sarà concluso solo quando non si pretenderà dalle donne di adottare "modelli di comportamento maschili" per essere riconosciute.
Economia e società: investire nelle donne per una Repubblica più innovativa
Guardando al futuro, Mattarella ha insistito sull'importanza di politiche inclusive: "Una società che investe nelle donne diventa più equa, più forte, più innovativa, più dinamica". L'economia cresce con il lavoro femminile, migliorando la qualità della vita complessiva. Serve promuovere formazione, leadership, sostegno alla maternità senza penalizzazioni di carriera, per abbattere divario salariale, scarsa presenza nei ruoli apicali aziendali, violenza di genere e difficoltà di conciliazione.
Questi ottant'anni narrano "una storia di crescita della Repubblica e della qualità della democrazia", grazie al "contributo di competenza e senso di responsabilità" delle donne. Non si tratta di quote, ma di valorizzare "tutte le energie migliori". "La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica e l'equilibrio non è ancora alla pari".
La piaga della violenza di genere: educare al rispetto per sradicarla
Un passaggio toccante è stato dedicato alla violenza di genere, "paradossale" ma necessaria da affrontare. Oltre a norme e tutele, serve "depurare gli animi da una mentalità distorta, alimentata da pregiudizi atavici e ignoranza colpevole". L'educazione al rispetto va promossa in famiglia, scuola e lavoro: "è la risposta più efficace per una società in cui nessuna donna abbia paura o sia lasciata sola".
Mattarella: «Dare voce ai talenti femminili per il futuro dell'Italia»
In chiusura, il Capo dello Stato ha auspicato che la Repubblica "continui a dare voce, spazio e libertà ai loro talenti". La celebrazione dell'8 marzo non è solo memoria, ma monito per l'azione: inclusione, leadership e parità non sono opzioni, ma "fattori fondamentali per il futuro della nostra Italia". In un'epoca di sfide globali, il messaggio di Mattarella rimbomba come invito a non arretrare sui diritti conquistati, per una nazione più giusta e prospera.