la storia
Dopo la truffa i 23 milioni dei lingotti sequestrati andranno alle vittime (e non allo Stato)
La decisione del Tribunale di Milano che con un’ordinanza ha rettificato le motivazioni della sentenza emessa pochi giorni fa
Una boccata d’ossigeno per le migliaia di famiglie travolte dalla cosiddetta “truffa dei lingotti d’oro”.
I 22.934.861 euro sequestrati nell’inchiesta milanese non confluiranno nelle casse dello Stato tramite confisca, ma resteranno destinati a risarcire i risparmiatori raggirati e a saldare i debiti con l’Erario.
Lo ha stabilito la gup di Milano, Rossana Mongiardo, che con un’ordinanza del 18 febbraio 2026 ha rettificato le motivazioni della sentenza emessa pochi giorni prima, il 5 febbraio.
Accogliendo le preoccupazioni dei legali delle parti civili, il giudice ha disposto che il vincolo conservativo sui beni bloccati nel settembre 2025 permanga a esclusiva garanzia dei creditori, in attesa della definizione delle richieste di ristoro.
Secondo Procura di Milano e Guardia di Finanza, il raggiro, di portata nazionale e riconducibile alla società Global Group Consulting, tra il 2019 e il 2024 avrebbe raccolto tra gli 89 e i 90 milioni di euro, coinvolgendo oltre 5.000 investitori.
Il meccanismo era quello tipico di uno schema Ponzi: alle vittime veniva proposto di acquistare lingotti d’oro da consegnare alla società come “garanzia” per presunte speculazioni in “farmaci miracolosi” e nel comparto farmaceutico, a fronte della promessa di un rendimento del 4% al mese, pari al 48% annuo.
L’iniziativa, veicolata attraverso social network, cene ed eventi locali con promoter sul territorio, si reggeva sui capitali dei nuovi aderenti, usati per pagare gli interessi ai primi sottoscrittori, fino all’inevitabile crollo.
L’impatto sociale è stato pesantissimo, in particolare nelle regioni del Nord come Lombardia, Veneto e Trentino. In sede giudiziaria si contano almeno 2.300 parti civili. Solo in Trentino sono stati individuati oltre 200 danneggiati, per perdite complessive di circa 4 milioni di euro (in media 20-21 mila euro a persona), spesso frutto di risparmi di una vita, Tfr o pensioni.
Dietro la facciata delle promesse agiva una rete strutturata, con base a Milano e diramazioni in altre province, tra cui Pergine Valsugana.
Il presunto “regista” dell’operazione, il 41enne Samuel Gatto, e la moglie Stefania Conti Gallenti, 40 anni, risultano latitanti da mesi.
Nel frattempo, il 5 febbraio 2026, cinque referenti e dirigenti della società hanno patteggiato pene comprese tra 2 anni e 11 mesi e 3 anni e 10 mesi di reclusione.
Lo sguardo delle vittime ora si concentra sul patrimonio recuperato dagli inquirenti. Oltre ai quasi 23 milioni di euro, i sequestri comprendono auto di grossa cilindrata, 131 lingotti d’oro, borse di alta moda, 876 bottiglie di vino pregiato e persino una valigetta porta-champagne Louis Vuitton dal valore di 25.000 euro.
Beni che raccontano la spregiudicatezza del raggiro ma che, grazie all’ultima ordinanza del giudice, non svaniranno: resteranno “prenotati” per restituire giustizia e i risparmi a chi ha perso tutto.