lo scenario
Guerra in Iran, l'Italia in allarme: Mattarella convoca il Consiglio supremo di difesa
Al Quirinale riunione straordinaria, governo al lavoro per contenere rincari di gas e carburanti e gestire l’impatto internazionale
Guerra in Iran e in Medio Oriente, analisi del quadro internazionale e ricadute della crisi: è stringato ma altamente sensibile l’ordine del giorno del Consiglio supremo di difesa convocato da Sergio Mattarella per venerdì alle 10.
Le preoccupazioni, a poco più di una settimana dall’offensiva lanciata da Usa e Israele, sono condivise tra Quirinale e Palazzo Chigi, dove Giorgia Meloni sta preparando l’intervento per le comunicazioni in Parlamento di mercoledì e, parallelamente, sta studiando misure per attenuare gli impatti economici del conflitto, in particolare contro le speculazioni sul gas e l’aumento dei carburanti.
Sul tavolo c’è il meccanismo delle accise mobili: si valuta anche un decreto legge, ma non è certo che possa essere varato dal Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio, peraltro non ancora convocato.
Intanto, ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è rientrata l’emergenza dei turisti italiani bloccati nell’area del Golfo.
Il Consiglio supremo di difesa, organo di rilievo costituzionale incaricato di esaminare le questioni politiche e tecniche relative a sicurezza e difesa nazionale, si riunisce almeno due volte l’anno sotto la presidenza del capo dello Stato, in qualità di comandante delle Forze armate.
La seduta in arrivo, alla quale parteciperanno anche Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i titolari dei dossier di sicurezza ed economici, non si preannuncia ordinaria, in modo non dissimile da quella convocata all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022.
Stavolta il presidente della Repubblica ha atteso poco più di una settimana dallo scoppio del nuovo conflitto nel Golfo, un arco temporale in cui la situazione si è parzialmente stabilizzata. In mezzo, le comunicazioni di Tajani e Crosetto, con il titolare della Difesa che ha definito l’offensiva in Iran “al di fuori delle regole del diritto internazionale”.
Una linea che Meloni ha dichiarato di condividere, pur senza citare esplicitamente né Stati Uniti né Israele. Nell’ultima intervista televisiva la premier ha affermato di non poter “condividere né condannare” l’intervento militare avviato da Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
La gravità del contesto è stata chiara sin da subito: Meloni ne ha discusso con Mattarella quando, mercoledì scorso, si è recata al Colle dopo Crosetto; i due si sono poi incrociati brevemente al Quirinale in occasione della cerimonia per la Giornata internazionale della donna, poco prima della notizia del missile balistico abbattuto nello spazio aereo turco.
Nelle prime fasi del conflitto, il rischio che missili a lunga gittata potessero lambire le coste meridionali italiane era tra le principali ansie dell’esecutivo. Ora, viene riferito, prevale la convinzione che Teheran abbia esaurito quella tipologia di armamenti.
L’assistenza agli alleati del Golfo, europei e NATO resterà comunque centrale nella discussione al Quirinale, insieme alla necessità di innalzare i livelli di allerta sulla sicurezza interna.
A Palazzo Chigi si sono susseguite riunioni sugli aspetti militari, diplomatici ed economici della crisi. L’attivazione dello strumento delle accise mobili è allo studio, ma il varo di un provvedimento non sembra imminente e non è escluso che il Cdm slitti più avanti nella settimana. Si aggiungono timori per un possibile doppio rialzo dei tassi da parte della Bce.
Proseguono intanto i contatti internazionali della presidente del Consiglio, mentre si valuta l’ipotesi di un vertice dei leader del G7. In Parlamento le opposizioni incalzeranno l’esecutivo anche sull’eventuale utilizzo delle basi americane: da fonti governative si fa sapere che Washington non ne ha al momento necessità e non ha presentato richieste.
Nel centrosinistra, dopo le divisioni sulle risoluzioni seguite alle comunicazioni di Tajani e Crosetto, si lavora a un testo unitario sulle dichiarazioni della premier: sono in corso contatti tra Pd, M5S, Avs, +Europa e Italia viva, per una formula condivisa non solo sull’Iran ma anche sull’Ucraina.
Intanto Giuseppe Conte attacca Meloni: “Dice ‘non condanno ma non condivido’. Della serie una parola è poca ma due sono troppe. Come fa l’Italia a non prendere posizione, a restare in mezzo al guado, a barcamenarsi? Ci avevano raccontato la favoletta che eravamo centrali”.
Sul fronte economico, Matteo Renzi punge la presidente del Consiglio sul caro carburanti: “Il primo speculatore è il governo Meloni che ha aumentato le accise in legge di bilancio”.

