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3 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:50
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la situazione

Crisi nello Stretto di Hormuz: Londra, Roma e Berlino studiano un piano per proteggere il traffico mercantile

Dopo i colloqui tra Starmer, Meloni e Merz, cresce l’ipotesi di un’azione europea coordinata per garantire la libertà di navigazione. Restano le preoccupazioni dei governi sui rischi di escalation

10 Marzo 2026, 19:27

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Crisi nello Stretto di Hormuz: Londra, Roma e Berlino studiano un piano per proteggere il traffico mercantile

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La situazione nello Stretto di Hormuz rimane critica e al centro di un'intensa attività diplomatica tra le potenze occidentali. L'area, snodo fondamentale per il commercio mondiale di energia e merci, è di fatto bloccata a causa dell'escalation militare che coinvolge l'Iran, con pesanti ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali e sui prezzi dell'energia.

L'iniziativa diplomatica tra Londra, Roma e Berlino

Nelle ultime ore, il primo ministro britannico Keir Starmer ha avviato colloqui telefonici urgenti con la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il fulcro del confronto è stata la necessità di garantire la libertà di navigazione commerciale attraverso lo stretto, minacciato dalle recenti tensioni belliche.

Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche, i tre leader hanno concordato di lavorare in stretto contatto nei prossimi giorni per definire opzioni condivise di supporto al naviglio mercantile. Sebbene la stampa internazionale abbia interpretato tali consultazioni come l'apertura a una scorta navale europea, fonti informate italiane hanno espresso estrema cautela. A Roma, infatti, prevale il timore che una missione di scorta armata possa trasformare le navi commerciali in bersagli privilegiati per le forze iraniane, aumentando il rischio di incidenti invece di ridurlo.

Il contesto di crisi e l'impatto economico

Nonostante le autorità iraniane abbiano ufficialmente dichiarato lo stretto aperto, nei fatti il traffico marittimo risulta drasticamente ridotto. Il timore di attacchi e la paralisi delle coperture assicurative hanno indotto gran parte degli armatori a sospendere i transiti o a dirottare le rotte.

In Italia, la Confederazione Italiana Armatori (Confitarma) ha inviato una formale sollecitazione ai ministri della Difesa e delle Infrastrutture affinché venga rafforzato il dispositivo di sorveglianza marittima nazionale nell'area, ritenendo fondamentale tutelare gli equipaggi e la continuità degli approvvigionamenti energetici. L'instabilità ha già provocato una forte volatilità sui prezzi dell'energia, con rialzi significativi che minacciano di annullare i piani di riduzione dei costi per le utenze previsti per la primavera 2026.

La sicurezza del passaggio rimane una delle sfide geopolitiche più complesse, poiché la difesa di un corridoio largo appena due miglia nautiche in un contesto di conflitto aperto espone ogni manovra a rischi altissimi. Le diplomazie restano al lavoro per trovare un equilibrio tra la necessità di mantenere aperti i flussi commerciali e la salvaguardia della sicurezza delle unità navali.