traffico nello stretto
Giallo della petroliera: il post (rimosso) del ministro USA accende la tensione
Un annuncio del segretario all’Energia Chris Wright parla di una scorta navale riuscita, ma la Casa Bianca smentisce. I Pasdaran iraniani: «Nessuna nave americana ha osato avvicinarsi»
Un tweet rimosso, una smentita ufficiale della Casa Bianca e la dura replica dei Guardiani della Rivoluzione. È il retroscena di un vero e proprio «giallo» diplomatico e militare consumatosi nelle ultime ore attorno allo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il commercio mondiale di petrolio, oggi teatro di un conflitto ad alta tensione.
Tutto ha inizio quando il segretario all'Energia statunitense, Chris Wright, pubblica sul social network X un messaggio trionfale: «Una nave della Marina americana ha scortato con successo una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz». Wright sottolinea l'importanza dell'operazione, dichiarando che «il Presidente mantiene la stabilità energetica globale durante le operazioni militari in Iran». Tuttavia, il post viene cancellato poco dopo, sollevando immediati interrogativi sulla veridicità dell'accaduto.
A stretto giro arriva la smentita ufficiale da parte della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che chiarisce in modo lapidario: «Gli Stati Uniti non hanno scortato alcuna petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz». Una presa di distanza netta, che sembra ridimensionare l'iniziativa — o l'annuncio — del responsabile dell'Energia, lasciando spazio a speculazioni su un possibile errore di comunicazione o su un'operazione che, pur pianificata, non è mai avvenuta.
La vicenda non è passata inosservata a Teheran. Il portavoce dei Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione iraniani), Ali-Mohammad Naïni, ha colto l'occasione per rilanciare una sfida mediatica, dichiarando che «nessuna nave da guerra americana ha osato avvicinarsi al Mare dell'Oman, al Golfo Persico o allo Stretto di Hormuz durante questo conflitto». Per le forze iraniane, il tentativo di scorta — ammesso o meno che ci sia stato — sarebbe fallito o non avrebbe avuto luogo proprio per la deterrenza esercitata dalle loro unità nella regione.
L'episodio, pur nella sua confusione, conferma quanto lo Stretto di Hormuz sia diventato una «polveriera mediatica» oltre che militare. In una fase in cui il traffico marittimo è pressoché paralizzato e le rotte energetiche globali sono messe a dura prova, anche una dichiarazione sui social può trasformarsi in un incidente diplomatico, alimentando una guerra di propaganda che corre parallela agli scontri reali sul campo.