il caso
Filma col cellulare i missili iraniani su Dubai, arrestato un turista britannico
La stretta negli Emirati sui contenuti che possono danneggiare l'immagine del Paese: l'uomo rischia fino a due anni di carcere o quasi 80 mila dollari
Un turista britannico di 60 anni, originario di Londra, è stato arrestato a Dubai con l’accusa di aver filmato col suo cellulare i missili iraniani durante i recenti attacchi nel Golfo e di averli poi messi on line.
L’episodio testimonia il clima di fortissima tensione regionale, seguito ai contrattacchi di Teheran in risposta alle offensive di Stati Uniti e Israele partite il 28 febbraio.
L’uomo è trattenuto nella stazione di polizia di Bur Dubai. Pur non essendo stato ancora formalmente incriminato, rischia sanzioni fino a 58.000 sterline (circa 77.000 dollari) o fino a due anni di reclusione in base alle norme sui reati informatici degli Emirati Arabi Uniti. Le pene potrebbero risultare persino più dure qualora scattassero contestazioni legate alla legislazione sulla sicurezza nazionale.
A suscitare ulteriore allarme Nel Regno Unito è il precedente del 2011: un imprenditore britannico morì dopo soli cinque giorni di detenzione nella medesima struttura.
Il caso riaccende i riflettori sul controllo dell’informazione a Dubai nel pieno della crisi mediorientale. Le autorità locali hanno rivolto severi moniti contro la diffusione online di materiali sulla guerra, considerati potenzialmente lesivi dell’“ordine pubblico”, dell’“unità nazionale” o della reputazione del Paese.
Secondo Radha Stirling, CEO del gruppo di advocacy Detained in Dubai, che assiste la famiglia del turista arrestato, le istituzioni emiratine stanno esercitando una stretta sui contenuti audiovisivi per il timore di attività di spionaggio a beneficio di Iran e Russia. Inoltre, il governo intenderebbe arginare la circolazione di dati e immagini dei missili che hanno colpito la città, per evitare che “un’ombra oscura” comprometta a lungo termine la percezione internazionale della sicurezza a Dubai. E in questo contesto emerge il ruolo controverso degli influencer residenti negli Emirati. Negli ultimi giorni, numerosi creatori di contenuti hanno inondato i social con messaggi identici e coordinati. Su TikTok spopola una tendenza in cui, alle domande sulla sicurezza, viene risposto con clip del leader di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, accompagnate dalla frase: “No, perché so chi ci protegge”.
Molti utenti hanno bollato questa ondata di post come un’operazione di propaganda governativa volta a “convincere il resto del mondo che va tutto bene”, nel tentativo di rassicurare follower e visitatori stranieri. La narrazione promossa dallo Stato contrasta tuttavia con quanto emerso nelle fasi iniziali del conflitto. Allo scoppio delle ostilità, in rete sono circolati filmati che mostravano i danni provocati dai droni anche sui luoghi iconici come il Fairmont Hotel e il celebre Burj Al Arab, l'hotel di superlusso a sette stelle, avvolto dalle fiamme: video che l’Ufficio Media di Dubai ha rapidamente liquidato come “immagini obsolete” nel tentativo di placare i timori. Il governo britannico ha comunque sconsigliato da settimane tutti i viaggi non essenziali nella regione.