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"L'intervento Usa-Israele è fuori dal diritto internazionale": lo strappo di Giorgia Meloni al Senato

La premier parla al Senato e, a sorpresa, mette l'Italia in una posizione più vicina a quella della Spagna che non agli altri maggiori Paesi Ue

11 Marzo 2026, 10:43

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"L'intervento Usa-Israele è fuori dal diritto internazionale": lo strappo di Giorgia Meloni al Senato

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In Senato, durante le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che “l’intervento americano e israeliano contro l’Iran è fuori dal diritto internazionale”. Parole destinate a segnare uno spartiacque nella politica estera italiana ed europea: una posizione netta, priva di ambiguità, che cade come un macigno nelle acque già agitate delle capitali del Vecchio Continente, costringendole a misurarsi con le proprie contraddizioni.

Lo sfondo è quello di una crisi mediorientale ormai debordata oltre i confini regionali. Tutto è iniziato a fine febbraio 2026, quando Washington e Gerusalemme hanno sferrato attacchi su larga scala contro obiettivi strategici e militari in territorio iraniano. Alla risposta di Teheran, che ha replicato con missili e droni, l’Europa si è scoperta profondamente divisa.

In questa “geografia frammentata”, dove alcuni Stati membri hanno aperto corridoi logistici agli alleati mentre altri hanno eretto barriere, le parole di Meloni non appaiono un episodio isolato ma il segnale di un preciso riposizionamento. Roma orienta l’ago della bilancia verso una rigorosa ortodossia giuridica, con effetti diretti sulla PESC, la politica estera e di sicurezza comune. La posizione italiana spicca in un’Unione a più velocità.

A Bruxelles, le istituzioni comunitarie mantengono un “minimalismo della cautela”: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si sono limitati a invocare “massima moderazione” e il rispetto della Carta delle Nazioni Unite. È però nelle singole capitali che si misura la portata dello strappo.

Mentre la Germania del cancelliere Friedrich Merz e il Regno Unito guidato da Keir Starmer si sono via via ricompattati sull’asse atlantico, e la Francia di Emmanuel Macron prova un difficile equilibrismo — condannando l’azione iniziale ma preservando la deterrenza degli alleati — la linea di Roma si avvicina a quella di Madrid, la più rumorosa eccezione europea.

In Spagna, il premier Pedro Sánchez ha bollato l’operazione Usa-Israele come “ingiustificabile”, innescando un duro braccio di ferro diplomatico con la Casa Bianca dopo aver negato l’uso delle basi di Rota e Morón per gli attacchi. Meloni impiega la stessa “grammatica del diritto internazionale” del fronte spagnolo, divenuto barometro etico del “no alla guerra”, senza tuttavia spingersi — almeno per ora — a imporre un veto operativo su sorvoli o sull’impiego di infrastrutture.

Proprio sulle basi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che i Paesi europei, Italia compresa, stanno rispettando le intese che regolano l'uso delle basi militari: "Mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia. Anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che 'esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell'accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole. Il che significa che l'accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell'accordo. È quello che sta facendo anche l'Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po' di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe".

Meloni ha poi aggiunto: "A meno che la questione non sia che dobbiamo chiudere le basi americane in territorio italiano, perché in questo caso permettetemi di dire che chi lo sostiene avrebbe potuto farlo quando era al governo e quando, invece, ha scelto di fare altro, e non lasciarlo intendere quando si trova all'opposizione".

Le affermazioni della premier sollevano interrogativi di immediata attualità. Mentre la Nato, per voce del segretario generale Mark Rutte, ha espresso un chiaro sostegno politico all’azione americana pur escludendo un coinvolgimento formale dell’Alleanza, l’Italia cammina su un crinale sottilissimo. La sfida di Palazzo Chigi è riaffermare con fermezza la legalità internazionale senza provocare rotture irreversibili nel perimetro atlantico.

Le parole pronunciate in Senato però sono destinate a incidere sui rapporti bilaterali con Washington nei prossimi 30-60 giorni. Un rischio diplomatico calcolato che obbliga l’Europa a interrogarsi sulla propria identità, sospesa tra la solidarietà con l’alleato d’oltreoceano e il rispetto delle norme del diritto internazionale.