+15.8% in un anno
Petrolio, la scorta record della Cina: Pechino si blinda contro la guerra e l'effetto Trump
Con riserve per 1,2 miliardi di barili, il Dragone si prepara a gestire lo shock energetico causato dal conflitto in Medio Oriente e dalle incognite della politica USA
Mentre i venti di guerra in Medio Oriente scuotono le rotte energetiche globali, la Cina rivela la sua strategia di difesa: un accumulo massiccio di greggio iniziato in tempi non sospetti. Nei primi due mesi del 2026, le importazioni di petrolio della superpotenza asiatica sono aumentate del 15,8% rispetto all'anno precedente, un'accelerazione che oggi appare come una mossa di lungimiranza geopolitica.
La strategia del "Cuscino Energetico"
Nonostante un lieve calo dei consumi interni, Pechino ha intensificato gli acquisti per blindare le proprie riserve strategiche. Secondo i dati doganali citati dal New York Times, la Cina dispone oggi di oltre 1,2 miliardi di barili in stoccaggio, una quantità sufficiente a garantire l'autonomia del Paese per circa 100 giorni di importazioni.
Questa accumulazione non è casuale. Come spiega Cosimo Ries, analista di Trivium China, i regolatori cinesi si stavano preparando da tempo alle turbolenze derivanti dall'amministrazione Trump e alle possibili sanzioni o tensioni commerciali. La crisi attuale tra USA-Israele e Iran rappresenta esattamente lo scenario di "tempesta perfetta" che la leadership di Xi Jinping intende ammortizzare.
Il nodo del Medio Oriente e la dipendenza marittima
La vulnerabilità della Cina resta legata alla logistica: l'80% degli 11-12 milioni di barili importati quotidianamente viaggia via mare. I fornitori chiave includono: Iran: Fornisce circa il 10-11% del totale importato; Russia e Arabia Saudita: Partner storici per la sicurezza energetica; Venezuela: Un attore in crescita che nel 2025 ha garantito il 4% delle forniture (circa 395mila barili al giorno).
Pechino si muove sui noli e sulla navigazione
Per contenere l'impatto economico dell'escalation, il Ministero dei Trasporti cinese ha convocato i colossi dello shipping Maersk e MSC. Al centro del colloquio, il rincaro dei noli e la sospensione di alcune rotte strategiche verso il Golfo Persico. Contemporaneamente, le raffinerie nazionali hanno ricevuto l'ordine di sospendere l'export di diesel e benzina per garantire il fabbisogno interno.
In definitiva, l'accumulo di petrolio non è solo una manovra economica, ma una vera e propria assicurazione geopolitica contro l'incertezza internazionale e i futuri dazi dell'era Trump.