Contrapposizioni
La crisi diplomatica tra Spagna e Israele segna un nuovo punto di rottura. Madrid ha deciso di porre fine formalmente all’incarico della propria ambasciatrice a Tev Aviv, Ana Maria Salomon Perez, richiamata già nel settembre 2025. La decisione di revocare l’incarico «sine die», confermata all’ANSA da fonti diplomatiche, declassa la rappresentanza della Spagna a Tel Aviv a livello di incaricato d’affari. Lo stesso della missione diplomatica israeliana a Madrid, dal maggio 2024, quando Nethanyahu revocò l’ambasciatrice Rodica Radian-Gordon, dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo iberico. E rende evidente il congelamento delle relazioni tra i due Paesi, dopo mesi di tensioni politiche legate alla guerra a Gaza e alle prese di posizione del governo di Pedro Sanchez, fra i più critici - se non il più critico - in Europa dell’offensiva israeliana sulla Striscia, come ritorsione all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Arrivato a denunciare il rischio di «genocidio» della popolazione palestinese.
Le tensioni si erano ulteriormente aggravate nell’autunno 2025, con le sanzioni contro due ministre spagnole, Yolanda Diaz e Sira Rego - e il divieto di entrare in Israele - disposte dal governo Netanyahu. Alle accuse di «antisemitismo», Madrid aveva risposto richiamando l’ambasciatrice a Tel Aviv. Per poi 'blindarè al Congresso spagnolo l’embargo totale di armi verso Israele, nel quadro delle iniziative adottate dall’esecutivo progressista contro la guerra a Gaza.
Madrid rivendica il rispetto del diritto internazionale e la necessità di fermare l’escalation militare. Ribaditi con forza da Sanchez con il 'no alla guerrà all’Iran. Il clima, sulle due sponde dell’Atlantico resta sempre più teso per la posizione di Madrid sul conflitto e il rifiuto di autorizzare agli Usa le basi militari di Rota e Moron, in Andalusia. Donald Trump, non a caso, è tornato ad attaccare il governo spagnolo perché «non sta cooperando»: «Potrei tagliare i rapporti commerciali con la Spagna», ha di nuovo minacciato il tycoon, dopo aver definito nei giorni scorsi Madrid «un alleato perdente e terribile» per l'ostinazione a non voler portare al 5% del Pil la spesa militare in ambito Nato. Comodo nella posizione di antagonista a Trump, il premier iberico sta intensificando i contatti diplomatici in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo. Secondo quanto riferito da El Pais, l’obiettivo è arrivare al vertice con un gruppo significativo di Paesi contrari all’intervento militare in Iran e favorevoli a una posizione Ue più autonoma. A Madrid si ritiene infatti che la linea della Commissione guidata da Ursula von der Leyen risenta fortemente dell’influenza del dibattito politico tedesco e di una strategia giudicata troppo prudente nei confronti di Washington. Non si dimentica neppure la «sorpresa» suscitata dall’intervento del cancelliere Friedrich Merz la scorsa settimana nello Studio Ovale, quando ha dichiarato, accanto a Trump, di stare cercando di «convincere» la Spagna ad aumentare la spesa militare al 3,5%, nel quadro delle pressioni americane. Secondo indiscrezioni di stampa, Merz avrebbe tentato nei giorni scorsi di contattare telefonicamente Pedro Sanchez senza riuscire a parlargli. Dalla Moncloa, l’episodio viene ridimensionato, rimandando alla solidarietà europea poi espressa da Merz in privato con il presidente statunitense. E anche da Berlino si minimizza, assicurando che le relazioni tra Germania e Spagna «sono solide». Mentre Bruxelles ha già ribadito nei giorni scorsi che la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione, ponendo gli Stati membri sotto l’ombrello comunitario rispetto a pressioni unilaterali da parte di Paesi terzi.
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