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Internet interrotto e generali che cadono dalle finestre: che sta succedendo a Mosca?
Il Governo parla di "misura per garantire la sicurezza dei cittadini" ma c'è ipotizza un tentativo di deporre Putin dal potere
In Russia è in atto un oscuramento delle comunicazioni senza precedenti. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è apparso in un insolito videomessaggio per annunciare che le interruzioni della rete internet mobile proseguiranno finché sarà “necessario” a “garantire la sicurezza dei cittadini”.
La motivazione ufficiale chiama in causa l'Ucraina, accusata di condurre attacchi sempre più sofisticati, e in particolare la necessità di difendersi da droni nemici controllati tramite rete mobile.
Questa spiegazione, tuttavia, risulta traballante. Le sospensioni della connettività sono diventate sistematiche
A smentire l'alibi governativo è la mappa stessa dei blackout: la rete è collassata in quasi l'80% del territorio nazionale, colpendo indiscriminatamente anche aree remote, ben oltre la presunta portata di qualunque drone ucraino. Sta prendendo forma una vera e propria cortina di ferro digitale.
Le piattaforme straniere che si appoggiano a CDN internazionali come Amazon e Cloudflare non si caricano più, confinando gli utenti a risorse esclusivamente domestiche. In rete questo nuovo perimetro è già stato ribattezzato, con amara ironia, “Cheburnet”.
Nel frattempo, mentre si recidono i legami con l'esterno per comprimere la libertà d'espressione e limitare i contatti con il mondo, il Cremlino ha accelerato il lancio di “Max”, servizio di messaggistica statale istituito per decreto da Vladimir Putin.
A rendere il quadro ancor più inquietante, la coincidenza con la morte in circostanze misteriose di un alto generale, Aleksandr Leonov, precipitato da una finestra. Una dinamica tristemente ricorrente nella Russia di Putin, spesso associata all'epurazione di figure scomode, che in questo contesto appare come un segnale d'allarme.
Perché scollegare l'intero Paese dalle reti internazionali? Perché costringere i cittadini a migrare verso canali governativi intercettabili, mentre esponenti di vertice “scivolano” dai palazzi?
Mettendo in fila questi eventi, prende corpo l'ipotesi, sempre più insistente, di un possibile colpo di Stato in gestazione per deporre Vladimir Putin. In tale lettura, il blackout non servirebbe a fermare inesistenti droni in Siberia, ma a impedire comunicazioni tra eventuali fazioni interne e a stroncare sul nascere qualsiasi mobilitazione. La morte del generale Leonov potrebbe essere solo la punta dell'iceberg di una purga silenziosa, condotta mentre il Paese è isolato dal mondo e posto sotto stretta sorveglianza. La Russia appare rinchiusa in una gabbia digitale, la cui chiave è stata gettata.
Resta da capire se il Cremlino tema davvero i droni di Kiev o stia lottando per la propria sopravvivenza interna.