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Stati Uniti

Così un hacker straniero ha violato gli Epstein Files dai server dell'FBI

Un altro caso inquietante attorno alla vicenda che sta scuotendo le alte sfere del potere Usa

12 Marzo 2026, 18:52

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Così un hacker straniero ha violato gli Epstein Files dai server dell'FBI

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Una grave intrusione nei server ha messo in imbarazzo i vertici del Federal Bureau of Investigation, portando alla luce vulnerabilità inattese nei sistemi di sicurezza statunitensi.

In base a documenti del Dipartimento di Giustizia esaminati e resi pubblici da Reuters, un hacker straniero è riuscito a penetrare un server dell’ufficio dell’FBI di New York, accedendo a materiali sensibili legati all’indagine sul finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.

In un comunicato ufficiale, il Bureau ha definito la violazione un “episodio isolato”, collocandola a circa tre anni fa. I particolari dell’intrusione, trapelati solo di recente, delineano uno scenario sorprendente: tutto sarebbe cominciato quando un server del Laboratorio forense per lo sfruttamento minorile di New York fu inavvertitamente lasciato esposto dall’agente speciale Aaron Spivack, alle prese con le complesse procedure interne per la gestione delle prove digitali.

Secondo una cronologia redatta dallo stesso Spivack, l’accesso non autorizzato sarebbe avvenuto il 12 febbraio 2023. Il giorno seguente, accendendo il computer, l’agente avrebbe trovato un inquietante file di testo lasciato dall’intruso, con l’avviso della compromissione della rete.

Le verifiche interne hanno confermato attività anomale sul server, tra cui la consultazione di specifici file pertinenti al caso Epstein.

L’aspetto più paradossale della vicenda è che il pirata informatico non si era reso conto di essere entrato in un sistema delle forze dell’ordine. Di fronte a immagini di abusi su minori conservate nel database del laboratorio, avrebbe manifestato disgusto, arrivando a minacciare in un messaggio di segnalare il “proprietario” del server all’FBI.

La situazione è stata disinnescata in modo inconsueto: i funzionari del Bureau hanno dovuto convincerlo della propria identità collegandosi in videochiamata e mostrando i distintivi davanti alla telecamera.

Pur sostenendo di aver circoscritto l’accesso e messo in sicurezza la rete, l’agenzia lascia aperti numerosi interrogativi. Reuters osserva che non è chiaro quali file specifici siano stati visualizzati o sottratti, né chi fosse l’hacker o da quale Paese operasse. Fonti vicine al dossier indicano che potrebbe trattarsi di un criminale informatico comune, e non di un agente statale straniero; ciononostante, l’episodio riaccende i riflettori sull’enorme valore d’intelligence di quel materiale.

Chi non andrebbe alla ricerca dei file di Epstein se fosse russo o fosse qualcuno interessato a ottenere materiale compromettente (kompromat)?”, ha commentato Jon Lindsay, ricercatore del Georgia Institute of Technology, aggiungendo che sarebbe sorprendente se i servizi segreti stranieri non considerassero quell’archivio un obiettivo prioritario.

L’interesse per i documenti su Epstein, per anni in rapporti con Donald Trump e morto suicida in cella nel 2019 mentre affrontava accuse federali di traffico sessuale di minori, è globale. La pubblicazione di atti ha già fatto emergere legami con figure di primo piano in tutto il mondo, stimolando indagini in numerosi Paesi.

Nel frattempo, Spivack si difende attribuendo la responsabilità a politiche interne contraddittorie e definendosi un capro espiatorio. L’amministrazione Trump continua a trattenere parte del materiale per tutelare - così si sostiene - l’identità delle vittime e le indagini in corso, mantenendo molti documenti pesantemente oscurati nonostante una legge ne imponesse la divulgazione integrale.