la storia
Preso l'ultimo narcos erede di Pablo Escobar: l'intero mercato globale della cocaina potrebbe avere ripercussioni
Si è chiusa la fuga dell’uomo più ricercato del Sudamerica: Sebastián Enrique Marset Cabrera, boss del cosiddetto “Primo Cartello Uruguaiano” fermato durante un blitz
Si è chiusa la fuga dell’uomo più ricercato del Sudamerica. Sebastián Enrique Marset Cabrera, 34 anni, presunto vertice del cosiddetto “Primo Cartello Uruguaiano” e figura di spicco del narcotraffico internazionale, è stato fermato durante un blitz nel quartiere residenziale di Las Palmas.
L’operazione, messa a segno dalla Fuerza Especial de Lucha contra el Narcotráfico (FELCN), è scattata alle prime ore del mattino. Un cordone di pattuglie con lampeggianti e l’impiego di jammer per inibire le comunicazioni hanno preceduto l’irruzione nell’appartamento in cui si nascondeva, ponendo termine a una latitanza durata oltre tre anni.
¡POR FIN! ¡CAYÓ MARSET EN BOLIVIA!
— Cronicas del Este (@CronicasDelEste) March 13, 2026
Después de años de persecución internacional, rumores, operativos fallidos y una fuga que dejó en ridículo a varias agencias de seguridad del continente, el narcotraficante uruguayo Sebastián Enrique Marset Cabrera finalmente habría sido… pic.twitter.com/Vnc5ou8pwC
Solo una settimana fa, il 6 marzo, il Ministero del Governo boliviano aveva sostenuto che “non esisteva conferma ufficiale” della sua presenza nel Paese. Ora, secondo ricostruzioni della stampa locale e internazionale, il “fantasma” sarebbe già stato consegnato ad agenti della DEA all’aeroporto internazionale di Viru Viru e imbarcato su un volo diretto negli Stati Uniti.
Inserito dalla DEA nella lista dei “most wanted” dal maggio 2025, Marset aveva sulla testa una taglia da 2 milioni di dollari offerta dal Dipartimento di Stato americano. Dalla prima detenzione nel 2013 il suo profilo criminale è cresciuto esponenzialmente, fino a farne un vero “manager” del crimine organizzato.
Secondo gli inquirenti, una rete logistica transnazionale orchestrata dal latitante gestiva carichi di cocaina dalle valli boliviane verso i porti europei, sfruttando itinerari complessi attraverso Paraguay, Brasile e, in taluni casi, l’Africa occidentale.
Se il trasferimento negli Stati Uniti verrà formalizzato, lo attende la giurisdizione federale, con capi d’imputazione probabili che spaziano dal traffico internazionale di stupefacenti all’associazione criminale, fino al riciclaggio.
Il nome di Marset è legato anche a uno degli omicidi più eclatanti degli ultimi anni nella regione. Le autorità di Colombia e Paraguay lo indicano come presunto mandante o parte dell’“anello decisionale” dietro l’assassinio del procuratore antimafia paraguaiano Marcelo Pecci, ucciso il 10 maggio 2022 sulla spiaggia di Barú, in Colombia.
La cattura potrebbe aprire varchi investigativi decisivi per ricostruire la catena di comando del delitto e riattivare le squadre congiunte collegate alla maxi-operazione antidroga e antiriciclaggio “A Ultranza Py”.
L’arresto, al tempo stesso, solleva interrogativi pesanti sulle istituzioni boliviane. Durante la fuga, Marset aveva trasformato la clandestinità in provocazione pubblica, arrivando a calcare i campi del calcio dilettantistico cruceño sotto falsa identità, in una spregiudicata strategia di mimetizzazione.
Nel 2023, poco prima di una rocambolesca evasione, diffuse un video in cui accusava un alto dirigente della FELCN di averlo avvertito dell’imminente mandato di cattura. Indagini successive hanno portato alla luce una fitta rete di complicità, compresi procedimenti contro ex funzionari del Segip, accusati di avergli garantito agevolazioni documentali.
La cattura consente oggi al governo di rivendicare un ritrovato protagonismo operativo, ma riaccende i riflettori sulle falle istituzionali e sulle zone grigie che gli hanno consentito di prosperare impunemente.
L’eliminazione di un coordinatore tanto centrale è destinata a produrre scosse nel mercato globale della droga. Nel breve periodo, analisti prevedono attriti lungo la filiera, ritardi nelle spedizioni e un aumento dei costi logistici e di sicurezza, con spazi che potrebbero essere colmati da gruppi concorrenti brasiliani e paraguaiani.
Sul piano geopolitico, l’evento potrebbe favorire una nuova fase di cooperazione operativa tra i Paesi sudamericani coinvolti. Si apre ora un percorso giudiziario complesso: estradizioni, cooperazione internazionale e richieste di assistenza tra Stati Uniti, Bolivia, Paraguay e Uruguay dovranno incrociarsi per definire il destino di quello che molti considerano il narcotrafficante più pericoloso della regione.