il caso
L'ultimo schiaffo dei giudici a Trump: "zero prove" contro il capo della Fed Powell
Boasberg annulla i mandati alla Federal Reserve per mancanza di prove: accusa definita pretestuosa, rivelate pressioni politiche per accelerare i tagli dei tassi e congelata la successione a Powell
Con un’ordinanza resa pubblica il 13 marzo 2026, il giudice federale James Boasberg ha annullato i mandati di comparizione emessi dal Dipartimento di Giustizia nei confronti della Federal Reserve e del suo presidente, Jerome Powell.
Nelle motivazioni, il magistrato ha rilevato nell’impianto accusatorio “essenzialmente zero prove” e un evidente “uso pretestuoso” degli strumenti investigativi. I provvedimenti, firmati a gennaio dalla procuratrice federale Jeanine Pirro, avevano come finalità “dominante” quella di esercitare pressione su Powell affinché si dimettesse o accelerasse l’allentamento dei tassi, in linea con l’indirizzo della Casa Bianca.
L’esecutivo, peraltro, non ha sfruttato la possibilità concessa dal tribunale di depositare ulteriori elementi riservati a sostegno della propria tesi. Formalmente, l’indagine prendeva le mosse da presunte incongruenze nella testimonianza resa da Powell al Senato nell’estate del 2025 sul progetto di ammodernamento della sede centrale della Fed.
Il cantiere, avviato nel 2022, ha visto il budget passare da 1,9 a 2,5 miliardi di dollari per necessari adeguamenti antisismici, energetici e di sicurezza. Pur avendo Powell richiesto già nel luglio 2025 una revisione indipendente all’Ispettorato generale, la procura ha utilizzato quell’extracosto come base per le citazioni in giudizio.
Il tribunale ha demolito l’accusa, definendola fondata su “giustificazioni sottili e non corroborate”, ma Pirro ha bollato la decisione come “sbagliata” annunciando un immediato appello. Dietro la disputa edilizia emerge però il nodo vero del conflitto istituzionale: la politica monetaria e l’autonomia della banca centrale. Le pressioni legali smascherate dal giudice miravano a spingere la Fed verso tagli dei tassi più rapidi, in perfetta sintonia con le forti richieste del Presidente Donald Trump.
Il ricorso a un’indagine penale per piegare un organo economico indipendente — la cui funzione è garantire massima occupazione e stabilità dei prezzi al riparo dalla contingenza politica — ha acceso un allarme sistemico. Lo scontro ha già prodotto effetti concreti, congelando il delicato processo di successione al vertice dell’istituto. Il mandato di Powell scade il 15 maggio 2026 e la presidenza ha designato Kevin Warsh come successore. Tuttavia, il senatore repubblicano Thom Tillis ha bloccato l’iter in Commissione bancaria del Senato, definendo l’inchiesta di Pirro “debole e pretestuosa” e subordinando il proprio via libera alla definitiva archiviazione del procedimento penale. La netta pronuncia di Boasberg offrirebbe ora le condizioni per voltare pagina, ma l’appello del Dipartimento di Giustizia rischia di prolungare un braccio di ferro assai pericoloso per il futuro della banca centrale, lasciando il Senato in uno stallo denso di incertezze.