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Il caso

Famiglia nel bosco, nuovo scontro tra la Garante dell'Infanzia e i servizi sociali

Accuse reciproche sul mancato incontro, operatori che ricostruiscono legami con i minori e ripercussioni giudiziarie e per la sicurezza degli operatori

14 Marzo 2026, 20:12

20:20

Famiglia nel bosco, nuovo scontro tra la Garante dell'Infanzia e i servizi sociali

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Nuovo scontro istituzionale sul caso della famiglia nel bosco in Abruzzo: da una parte la Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni, che ha visitato i bambini giovedì scorso, dall’altra i servizi sociali della casa famiglia, con accuse reciproche anche sul mancato incontro tra Terragni e l’assistente sociale incaricata.

Intanto però, tra le polemiche, emerge una novità per la gestione dei minori: «gli operatori della casa famiglia - si legge in una nota del legale che rappresenta i servizi sociali - hanno ripristinato buone relazioni con i minori facendo venir meno le ragioni del disposto trasferimento e, pertanto, il Tribunale potrà ora valutare tale nuovo assetto».

L’avvocata Maria Pina Benedetti, in rappresentanza del getsore del servizio sociale dei comuni dell’Alto Vastese, sottolinea che quelle della Garante sono «affermazioni non corrispondenti alla realtà» in merito «sia il funzionamento del servizio sociale che la formazione, competenza e condotta dell’assistente sociale assegnata alla trattazione del nucleo" familiare.

Secondo Benedetti, «le assistenti sociali dell’Ecad 14 operano tutte con competenza, acquisita con gli studi accademici, l’esame di stato abilitante alla professione, la formazione continua, la supervisione e l’esperienza».

Benedetti precisa che «la funzione ed il ruolo dell’assistente sociale non sono assimilabili a quello di un 'familiarè o di un 'amicò, ma non si pone certo come 'antagonista» e che «la differenza di lingua non è stata e non è di ostacolo. La differenza di cultura o di valori non è stata e non è di ostacolo per l’assistente sociale, che non ha mai espresso giudizi in merito».

La Garante Terragni replica alle accuse dei servizi sociali senza mezzi termini, smentendo in modo «categorico» le affermazioni sul mancato incontro con l’assistente sociale. «Con le balle - sottolinea - non si va da nessuna parte e l'interlocuzione diventa sempre più complicata. L’assistente sociale non si è resa disponibile a un colloquio con me. I servizi sociali non mi hanno nemmeno dato il contatto telefonico, che ho dovuto reperire per altre strade».

Terragni chiarisce inoltre di avere «detto e scritto che i bambini stanno fisicamente bene, ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende, visto i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti».

Benedetti conclude sottolineando che la risonanza mediatica data da un' autorità di garanzia a fatti non verificati ha esposto il professionista incaricato e l'intero servizio a una gogna pubblica e a potenziali rischi per la sicurezza personale, oltre a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Sul fronte giudiziario, il presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, lascerà il suo incarico ad aprile e potrebbe guidare quello di Perugia. Sarà sostituita da Nicoletta Orlando, ex deputata del Pci-Pds, in attesa della ratifica del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Angrisano è sotto scorta per le minacce ricevute sui social.